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Mammiferi

                               QUERCINO

Il quercino (Eliomys quercinus Linnaeus, 1766) è un roditore della famiglia dei Gliridae che vive prevalentemente in Europa.

Caratteristiche

Molto simile al moscardino, il quercino può raggiungere la lunghezza massima di 16-17 cm senza tener conto della coda che può misurare fino ai 12 cm. La sua pelliccia cambia colore a seconda della parte del corpo ed è grigia-rossastra sul dorso mentre è bianca sul ventre. Una caratteristica del quercino è che presenta una linea di colore scuro che parte dal muso, circonda gli occhi e continua fino alle orecchie. Infine la coda è ricoperta di peli ed è solitamente nera lungo la parte posteriore finale mentre è bianca nella parte inferiore.

Distribuzione ed habitat

Il quercino è diffuso in tutta Europa, dalla Spagna fino all'Estonia e all'Ucraina. È assente in Inghilterra.

In Italia la specie è presente in tutta la penisola e in Sicilia e Sardegna. È inoltre presente nell'isola di Lipari e sull'Asinara.

Il Quercino è solito popolare i boschi (in particolare i boschi di querce) fino ad un'altitudine massima di 2000 metri. Lo si può incontrare anche nei campi ricchi di cespugli e sui pendii soleggiati caratterizzati dalla presenza di rocce. Il quercino può inoltre trovare riparo, soprattutto al sopraggiungere dei primi freddi, nelle case rurali o nelle baite.
Biologia

Il quercino è un animale molto agile che ama saltare e arrampicarsi sugli alberi fino ai rami più sottili. Nel periodo precedente l'inverno il quercino scava una tana dove immagazzina il cibo e contemporaneamente ne mangia un enorme quantità, ingrassando in modo da prepararsi all'inverno. Quando questo arriva il quercino va in letargo insieme a più individui in modo da scaldarsi l'uno con l'altro. Quando la temperatura si alza è solito svegliarsi di tanto in tanto per mangiare le riserve di cibo accumulate.

Alimentazione

Il Quercino si nutre di insetti, soprattutto di lepidotteri (sia nella forma larvale sia adulta), di uova di uccelli e di frutti selvatici.
Nelle coltivazioni di frutta di tipo intensivo, il Quercino può arrecare danni, poiché è solito assaggiare grandi quantità di frutti senza consumarne interamente alcuno.

Riproduzione

Avviene circa due volte l'anno quando la femmina partorisce dai due ai sette piccoli che nascono nudi e ciechi.
Il Quercino è solito costruirsi dei grandi nidi sferici ricoperti di muschio che hanno un'unica apertura verso un lato, anche se a volte preferisce non costruirli e occupare i nidi degli scoiattoli o degli uccelli.

Comportamento

Di abitudini prevalentemente notturne, questo animale cerca ricovero durante il giorno negli anfratti delle rocce o nelle cavità degli alberi; in alcuni casi riadatta vecchi nidi di scoiattoli o di uccelli, oppure costruisce piccoli nidi di forma globulare. Anche se fra i gliridi  è il più terragnolo, l'animale è in grado di arrampicarsi con facilità su arbusti ed alberi grazie alle callosità plantari a forma di cuscinetto che gli consentono una sicura presa.
Una delle sue principali occupazioni durante la buona stagione è quella di crearsi adeguate riserve per il letargo attraverso una sovralimentazione; alla fine dell'estate, raggiunto il peso ottimale, riduce nettamente la propria attività. Va in letargo nell'autunno inoltrato, generalmente in piccoli gruppi, per risvegliarsi a partire dalla fine di febbraio o agli inizi di marzo.

 

             VESPERTILIO MAGGIORE

Il vespertilio maggiore (Myotis myotis Borkhausen, 1797) è un pipistrello della famiglia dei Vespertilionidi diffuso nell'Ecozona paleartica

Dimensioni

Pipistrello di medie dimensioni, con la lunghezza della testa e del corpo tra 67 e 84 mm, la lunghezza dell'avambraccio tra 55 e 67 mm, la lunghezza della coda tra 45 e 60 mm, la lunghezza delle orecchie tra 24 e 28 mm e un peso fino a 45 g.

Aspetto

La pelliccia è corta e densa. Le parti dorsali sono grigio-brunastre con la base dei peli bruno scuro, mentre le parti ventrali sono più chiare e grigiastre. Il muso è corto e largo. Le orecchie sono grigio-brunastro scuro, lunghe e larghe con il margine anteriore curvato all'indietro, con 7-8 pliche longitudinali sulla superficie interna del padiglione auricolare e con un lobo rotondo alla base del margine esterno. Il trago è largo alla base, lanceolato, lungo circa la metà del padiglione auricolare e spesso con la punta nera. Le membrane alari sono grigio-brunastre scure e attaccate posteriormente alla base delle dita dei piedi, i quali sono relativamente grandi. L'estremità della lunga coda si estende oltre l'ampio uropatagio.

Ecolocazione

Emette ultrasuoni sotto forma di impulsi di durata intermedia a frequenza modulata iniziale di 88 kHz, finale di 22,2 kHz e massima energia a 37,1 kHz.

Comportamento

In estate forma colonie di diverse migliaia di individui all'interno di grotte, miniere, cantine, fabbricati e più raramente nelle cavità degli alberi e nelle bat box dove possono sopportare temperature anche fino a 45 °C. Da settembre ad aprile entra in ibernazione in ambienti sotterranei naturali ed artificiali con temperature di 2-12 °C e con umidità fino al 100%, dove forma colonie fino a 5.000 esemplari di entrambi i sessi. forma vivai in estate con circa 2.000 femmine e occasionalmente anche qualche maschio. I maschi stabiliscono degli harem costituiti da almeno 5 femmine. L'attività predatoria inizia poco dopo il tramonto e si prolunga per 4-5 ore. Il volo è lento ed è effettuato fino a 10 metri d'altezza. È una specie sedentaria con spostamenti massimi, perlopiù tra i ricoveri estivi e quelli invernali, fino a 390 km.

Alimentazione

Si nutre di insetti, particolarmente di artropodi e carabidi, catturati in volo o sul terreno sopra spazi aperti.

Riproduzione

Danno alla luce un piccolo alla volta da maggio a luglio dopo una gestazione di 50-70 giorni. Vengono svezzati dopo 5 settimane di vita. Gli accoppiamenti avvengono da agosto fino alla primavera successiva. Diventano maturi sessualmente dopo 1-2 anni di età. L'aspettativa di vita è fino a 22 anni.

Distribuzione e habitat

Questa specie è diffusa in Europa occidentale ed orientale fino all'Ucraina occidentale, in Anatolia e nel Vicino Oriente fino alla Palestina. Sono state segnalate due osservazioni in Inghilterra e Svezia meridionali. In Italia è presente sul tutto il territorio esclusa la Sardegna.

Vive in diversi tipi di habitat, incluse le aree urbane fino a 2.000 metri di altitudine.

 

                            ARVICOLA ROSSASTRA

L'arvicola rossastra o arvicola dei boschi (Myodes glareolus Schreber, 1780) un mammifero roditore appartenente alla famiglia dei Cricetidi.

Secondo recenti studi, si tratterebbe dell'animale più abbondante in Europa centrale.

Distribuzione geografica

La specie è diffusa dai Pirenei ai Monti dell'Altaj, spingendosi a nord fino alla Scandinavia ed al Circolo Polare Artico: alcune popolazioni insulari sono presenti anche in Inghilterra, Irlanda e nel Mar Baltico, dove furono con tutta probabilità introdotte, più o meno accidentalmente, ad opera dell'uomo.
In Italia la specie è diffusa praticamente su tutto il territorio peninsulare (penisola salentina e Pianura Padana escluse), dove con ben quattro sottospecie si concentra in particolare sui massicci montuosi della Sila (sottospecie curcio), del Gargano(sottospecie garganicus), dell'Aspromonte (sottospecie hallucalis) e sull'arco alpino (sottospecie nageri).

Come intuibile dal nome comune, l'arvicola dei boschi predilige le aree boschive ben mature (ossia con abbondante copertura sotto boschiva e di lettiera) a regime climatico non troppo caldo: pertanto, la si trova in prevalenza in aree collinari od addirittura montane, mentre risulta assai rara od assente nelle aree costiere, fortemente antropizzate o nelle pianure. Tali esigenze in termini di habitat ne fanno un ottimo bioindicatore tanto che esso torna utile anche in paleoclimatologia, in quanto la sua presenza allo stato fossile in determinati strati di roccia indica che la zona in periodi remoti ebbe caratteristiche climatiche ben precise, atte ad ospitare questa specie. Nelle aree più settentrionali del proprio areale, come in Scandinavia, l'animale si trova anche in aree pianeggianti ed aperte (in virtù delle temperature medie inferiori della zona) ed entra addirittura nelle case.

Dimensioni

Misura fino a 15 cm di lunghezza (di cui un terzo spettano alla coda), per un peso medio di una ventina di grammi: fra le varie sottospecie possono tuttavia sussistere variazioni di peso anche del 300%.

Aspetto

L'arvicola rossastra è vagamente somigliante a un topo domestico, dal quale tuttavia si distingue per le minori dimensioni degli occhi e la forma del cranio più arrotondata: rispetto alle altre specie di arvicola, invece, si differenzia nettamente per la coda ed alle orecchie di maggiori dimensioni in proporzione al corpo, così come per alcune importanti differenze a livello cranico (presenza di due radici per ciascun molare, palato dalla forma appiattita).

Il pelo è bruno-rossiccio sul dorso (da cui il nome comune di arvicola rossiccia), mentre tende a schiarirsi sui fianchi, dove è di colore bruno-giallastro: sul ventre e sulle zampe il pelo è invece biancastro, anche se in alcune sottospecie può virare verso il giallo od il fulvo. La coda termina in un ciuffetto di peli ed è dello stesso colore del dorso, al quale si inframezzano peli più lunghi e robusti di colore nerastro.
L'arvicola rossiccia muta il proprio pelo in primavera ed autunno dopo la muta il colore rimane immutato, mentre varia la sua consistenza. Il manto estivo, infatti, è più sericeo e rado rispetto a quello invernale, dove l'animale presenta inoltre un sottopelo grigiastro per meglio difendersi dalle intemperie e dalle basse temperature.

Biologia

Si tratta di animali sociali e dalle abitudini catadrome, ossia alternano periodi di riposo e di attività durante le 24 ore: generalmente le ore di attività totali dell'animale oscillano da due a sei a seconda della stagione, scaglionate in 3-9 periodi attivi alternati a periodi di riposo, con picchi di attività durante estate ed inverno e valori minimi durante primavera ed autunno.
L'animale può scegliere il proprio periodo di attività anche in base alla concorrenza per il cibo esercitata da altri animali: nelle aree dove l'arvicola rossiccia coabita col topo selvatico dal collo giallo , infatti, essa tende ad avere abitudini perlopiù diurne, per evitare di entrare in competizione per il cibo con quest'ultimo.
Durante il riposo, le arvicole cercano rifugio in complicati sistemi di gallerie che esse stesse scavano immediatamente al di sotto della superficie, avendo cura di realizzare numerosi sbocchi verso l'esterno, generalmente siti in corrispondenza di ceppi o sassi per meglio camuffarli. Spesso le gallerie continuano anche al di sopra del terreno, in quanto vengono scavate anche al di sotto della copertura di fogliame, di erba o di neve.
Le arvicole si muovono con abilità e cautela nel fitto del sottobosco, preferendo il folto delle felci o l'intrico dei rovi, che, oltre ad offrire una discreta protezione all'animale grazie alle loro spine, sono anche un'ottima fonte di cibo. Spesso e volentieri l'animale si arrampica sugli alberi, il che lo rende più facilmente avvistabile rispetto alle altre arvicole. In alcuni casi, l'animale può addirittura utilizzare il nido di qualche uccello posto su qualche albero come proprio rifugio.
Ciascun esemplare stabilisce un proprio territorio, che può variare in estensione a seconda del periodo dell'anno, dell' habitat preso in considerazione, della densità di popolazione residente e del rango sociale occupato dal proprietario del territorio, ma solitamente esso non ha mai diametro inferiore ai 45 m, considerando come centro del territorio la camera principale della propria tana sotterranea, posta solitamente a circa mezzo metro di profondità. La tana può tuttavia trovarsi anche sul terreno, fra le foglie morte od in tronchi cavi: l'animale provvede in ogni caso a renderla confortevole imbottendola con foglie, muschio, peli di animali e fibre vegetali.

Alimentazione

Le arvicole sono animali essenzialmente erbivori: nei mesi primaverili si nutrono di erbe, radici, e germogli, mentre d'estate e d'autunno lo spettro alimentare dell'animale si amplia, andando ad includere anche frutti e semi, assieme anche a noci, bacche, grano, orzo e semi di graminacee. Durante tutto l'anno l'animale può nutrirsi anche di insetti e larve, lumache ed altri piccoli invertebrati, che tuttavia non vanno mai a superare un terzo del totale di cibo ingerito dall'animale.

Durante l'estate, l'animale può anche raddoppiare il suo peso in funzione della maggiore quantità di cibo disponibile, per poi tornare al proprio peso forma durante l'inverno, quando il cibo reperibile è molto più scarso. Può accadere, anche se è poco frequente, che l'arvicola rossastra immagazzini nei periodi di abbondanza semi e granaglie all'interno dei fondi ciechi delle proprie gallerie.

Nelle aree in cui sono presenti in gran numero, le arvicole rossicce sono considerate animali nocivi, in quanto tendono a danneggiare le colture ed a rosicchiare la corteccia dei giovani alberi, di solito larici e sambuchi, portandoli alla morte.

Riproduzione

I territori dei maschi (in particolare quelli dei grossi individui dominanti) sono più grandi rispetto a quelli delle femmine: per questo motivo, il territorio di ciascun maschio andrà con tutta probabilità a sovrapporsi con quello di più femmine, con le quali si accoppierà durante il periodo riproduttivo. Quest'ultimo è legato al fotoperiodo e va generalmente da aprile ad ottobre, con un picco nel mese di giugno: in caso di annate particolarmente favorevoli o sfavorevoli in termini di presenza di cibo, tuttavia, la durata del periodo degli amori può espandersi da marzo a novembre (in certi boschi alpini le arvicole si riproducono addirittura durante tutto l'anno, seppure in inverno l'attività riproduttiva risulta molto ridotta) o limitarsi ai soli mesi di maggio e giugno.
Ogni maschio tenta di accoppiarsi col maggior numero di femmine possibile, arrivando anche a compiere piccole migrazioni, attratto dall'odore della femmina in estro: dal canto suo, la femmina si accoppia anch'essa con numerosi maschi, pur dando la priorità agli individui dominanti residenti nelle vicinanze del proprio territorio piuttosto che agli esemplari "randagi" e subordinati. L'estro ha una durata di quattro giorni. Le femmine, infatti, hanno ruolo dominante nei confronti dei maschi, in special modo durante il periodo riproduttivo.

La gravidanza dura circa tre settimane: la prima gravidanza dell'anno dura solitamente di meno (18 giorni), mentre le successive (fino a cinque in un anno) hanno solitamente durata maggiore, poiché la femmina può rimanere di nuovo gravida mentre sta ancora allattando la figliata precedente e perciò molto probabilmente ritarda l'impianto degli ovuli nel proprio utero per evitare di partorire nuovamente mentre sta ancora accudendo i cuccioli. In prossimità del parto, le femmine divengono molto aggressive le une nei confronti delle altre e contraggono i confini del proprio territorio, evitando così di sovrapporre parte del proprio spazio vitale a quello di altre femmine.

Al termine della gravidanza, la femmina dà alla luce nella camera principale della propria tana dai tre ai dieci cuccioli, inizialmente ciechi, sordi e privi di pelo. I peli cominciano a crescere sul dorso a partire dal terzo giorno di vita, ma solo attorno alle 5 settimane di vita la peluria grigia giovanile lascerà il posto al manto definitivo. I cuccioli cominciano a sentire a partire dagli 11 giorni di vita, mentre a 12 giorni aprono gli occhi.
Lo svezzamento avviene attorno alle tre settimane di vita, mentre la maturità sessuale sopraggiunge attorno alle nove settimane: le femmine sono tuttavia talvolta in grado di portare a termine delle gravidanze già a partire dalla quarta settimana di vita, mentre i maschi mai prima dell'ottava settimana. In ogni caso, gli esemplari che si riproducono lo stesso anno della propria nascita generalmente non superano l'inverno, e questo è valido in particolare per le femmine. Tutte le femmine raramente arrivano a partorire più di tre volte nel corso della loro vita.
Pare che la popolazione di arvicole rossastre abbia dei picchi di proliferazione ogni 3-4 anni, ai quali conseguono improvvisi e drastici cali numerici le motivazioni dietro alla fluttuazione della densità di popolazione sono ancora oggetto di studio. Secondo alcuni è dovuto ad un aumento dei predatori , le cui popolazioni fluttuano in modo simile, seguendo le fluttuazioni delle popolazioni di prede. Quello che è certo è le popolazioni di molte specie di micromammiferi fluttuano in maniera sincrona nello spazio e nel tempo.

La femmina può uccidere i cuccioli delle femmine dei territori vicini, così da evitare concorrenza sia per sé (una femmina in allattamento richiede fino al 130% di cibo in più) che per la propria progenie, mentre i maschi possono uccidere delle nidiate per far sì che la femmina vada nuovamente in estro e si accoppi con loro.

La speranza di vita media di questi animali in natura, complice la forte pressione venatoria alla quale sono sottoposti da una vasta gamma di animali carnivori (principalmente Barbagianni, allocchi, donnole e falchi) per i quali rappresentano una fonte primaria di nutrimento, è di circa un anno e mezzo: in cattività, tuttavia, alcuni esemplari sono vissuti fino a 12 anni.

                            GHIRO

Il ghiro (Glis glis Linnaeus, 1766) è un roditore appartenente alla famiglia Gliridae; è l'unicaspecie  del genere Glis.

Caratteristiche

Lungo circa 30 centimetri di cui 13 (circa) di coda, pesa in media 100 grammi. Ha una pelliccia di colore grigio castano sul dorso, mentre il ventre è bianco; il muso è caratterizzato da due grandi occhi e da folte e lunghe vibrisse (lunghi peli a lato del muso con funzione tattile), le orecchie, di forma rotondeggiante, sono piuttosto piccole e fuoriescono di poco dalla pelliccia. Può essere confuso con uno scoiattolo, da cui può essere distinto osservando la coda che mantiene sempre lunga e distesa.

Distribuzione e habitat

Il ghiro ha un areale che comprende Europa e Asia. In Europa è presente dal nord della Spagna fino all'Ucraina. In Italia è molto comune, tranne che nella Pianura Padana, nella penisola salentina e nella Sicilia occidentale. È segnalato sulle Alpi fino ai 1500 metri di quota.

In Sardegna è presente con una sottospecie locale che si credeva scomparsa. È inoltre presente in molte isole mediterranee tra cui l'isola d'Elba e l'isola di Salina.

Predilige gli ambienti boschivi, a quote tra i 600 ed i 1500 m. Solitamente frequenta parchi, giardini e boschi, in particolare quelli ricchi di sottobosco e caratterizzati dalla presenza di vecchi alberi dove può reperire facilmente numerose cavità, all'occorrenza adibite a rifugio o nido. Soprattutto durante i mesi invernali, può servirsi delle case rurali come momentaneo riparo.

Biologia

Il ghiro è generalmente notturno: di solito esce dal proprio nascondiglio poco dopo il tramonto per poi ritornarvi prima dell'alba. Durante il giorno sta nascosto in cavità di alberi, in anfratti oppure in nidi, dalla forma rotondeggiante, che egli stesso costruisce con foglie e muschio.
In autunno l'animale aumenta notevolmente di peso, accumulando così una notevole quantità di grasso e vari minerali che gli saranno essenziali per sopravvivere durante il lungo letargo invernale (resta in letargo per 6 mesi). Per il letargo possono essere contemporaneamente usati da più individui gli stessi ripari.

Alimentazione

La dieta del ghiro, basata essenzialmente sui vegetali, varia durante l'arco dell'anno ed è costituita principalmente da castagne, ghiande, nocciole, bacche, frutti di bosco; in autunno vengono consumati anche i funghi. Una minima parte dell'alimentazione del ghiro può comprendere anche animali, in particolare alcuni invertebrati (insetti e molluschi).

Riproduzione

Il periodo riproduttivo si situa in primavera, al risveglio dal letargo. Le femmine partoriscono una sola volta all'anno, da 2 a 8 piccoli, dopo una gestazione di circa un mese. Può accadere che più femmine utilizzino contemporaneamente una cavità di un albero o lo stesso riparo per partorire ed allevare la prole; questo fatto accade generalmente quando in una zona si verifica una riduzione di rifugi naturali. In caso di pericolo o di eccessivo disturbo la femmina abbandona la tana e trasporta i propri piccoli in un luogo più sicuro.

 

 

                         MOSCARDINO

Il moscardino (Muscardinus avellanarius (Linnaeus, 1758)) è un roditore, appartenente alla famiglia Gliridae, che vive prevalentemente in Europa e in Asia Minore.

 

Descrizione

Il moscardino (chiamato anche nocciolino) può raggiungere i 10 cm di lunghezza e i 16 cm se si considera anche la coda. La lunghezza del corpo varia in media tra i 6 e i 9 cm mentre la coda varia tra i 5 agli 8 cm. Ha il mantello di colore bruno rossiccio che può variare fino all'arancione-giallo diventando più chiaro nella parte inferiore. Le sue orecchie sono piccole e non molto sviluppate, la coda è lunga e completamente ricoperta dì peli, i suoi occhi sono grandi e neri.

D'inverno il moscardino mangia un'enorme quantità di cibo in modo da accumulare una riserva di grasso sotto la pelle, si scava infine un rifugio sotterraneo dove si rannicchia a mo' di sfera in modo da conservare più calore possibile. Quando la temperatura esterna scende il moscardino diminuisce il suo ritmo cardiaco e respiratorio diminuendo così anche la sua temperatura corporea.

Distribuzione e habitat

L'areale di questa specie comprende gran parte dell'Europa, dalla Francia ad ovest fino agli Urali ad est; a nord si spinge sino alla Svezia, mentre il limite meridionale dell'areale è rappresentato dalla Grecia e dalla Turchia settentrionale. È inoltre presente nell'isola di Corfù. In Italia è abbastanza comune in quasi tutto il territorio tranne la Sardegna e la Siciliaoccidentale.

Vive prevalentemente in piccoli gruppi sugli alberi e tra i cespugli dove costruisce dei nidi rotondi con foglie e muschio. È stato avvistato sia in pianura che in montagna sino ad un'altezza massima di 1500 metri.

Alimentazione

Avviene nelle ore notturne e si ciba di frutta (soprattutto nocciole e da qui il nome della specie, avellanarius, dove avellana significa appunto nocciola), bacche, ghiande e gemme ma può mangiare anche dei piccoli insetti.

Riproduzione

Avviene d'estate quando la femmina partorisce dai tre ai sette piccoli che nascono nudi e ciechi.

Conservazione

Considerato il suo areale abbastanza ampio, ancorché frammentato, e la numerosità della popolazione, Muscardinus avellanarius è classificato dalla Lista rossa IUCN come una specie a basso rischio .
È presente in Italia in diverse aree naturali protette.

 

 

                                      Nottola

La nottola comune (Nyctalus noctula Schreber, 1774) è un pipistrello della famiglia dei Vespertilionidi diffuso nell'Ecozona paleartica

 

Dimensioni

Pipistrello di medie dimensioni, con la lunghezza della testa e del corpo tra 60 e 89 mm, la lunghezza dell'avambraccio tra 47 e 60 mm, la lunghezza della coda tra 40 e 66 mm, la lunghezza del piede tra 12 e 14 mm, la lunghezza delle orecchie tra 16 e 21 mm e un peso fino a 44 g.[3]

Aspetto

La pelliccia è corta e lucida. Le parti dorsali sono bruno-rossastre, mentre le parti ventrali sono più chiare. Il muso è largo, piatto e con due grosse masse ghiandolari sui lati. Le orecchie sono corte, larghe, triangolari e con l'estremità arrotondata. Il trago (forma del padiglione auricolare) è corto, curvato in avanti, con l'estremità allargata e una piccola proiezione appuntita alla base del margine posteriore. Le membrane alari sono marroni scure e attaccate posteriormente sulle caviglie. I piedi sono tozzi, con le dita corte. Il pollice è corto con una piccola callosità alla base. La punta della coda si estende leggermente oltrel'ampio uropatagio  (membrana che permette il volo), il quale è ricoperto di peli alla base. Il calcar è lungo e con un lobo terminale rotondo e ben sviluppato.

Ecolocazione

Emette ultrasuoni a basso ciclo di lavoro sotto forma di impulsi di durata intermedia a frequenza modulata iniziale di 52 kHz e finale di 18 kHz.

Comportamento

In estate si rifugia nelle cavità degli alberi, più frequentemente in querce, pioppi e pini e talvolta in edifici. In inverno entra in ibernazione dalla fine di settembre o metà novembre fino a marzo o ai primi di aprile nelle fessure rocciose, nelle grotte, per lo più nella parte più meridionale del suo areale e occasionalmente in strutture artificiali dove forma colonie fino a 10.000 individui. Forma vivai di 20-50 femmine principalmente nell'Europa orientale. In primavera e in estate prima della stagione degli amori i maschi occupano e difendono un determinato territorio dove successivamente li raggiungeranno da 4 a 9 femmine. Condivide i ricoveri insieme al pipistrello di Nathusius, il pipistrello nano e il serotino bicolore. L'attività predatoria inizia poco dopo il tramonto, talvolta anche di giorno, si svolge a circa 10-40 metri dal suolo ed è costituita da un unico volo dalla durata di circa un'ora, raddoppiato in estate da un altro effettuato poco prima dell'alba. Il volo è veloce, rettilineo e intervallato da planate, brusche variazioni di direzione e dall'alternarsi d'intensità di battiti alari. Effettua migrazioni stagionali dall'Europa centrale a quella sud-occidentale fino a 1.546 km.

Alimentazione

Si nutre di insetti, in particolare falene, coleotteri e chironomidi, catturati in volo sopra specchi d'acqua, ai margini dei boschi, radure, nelle discariche e più raramente negli abitati.

Riproduzione

Danno alla luce uno o due piccoli alla volta tra giugno e luglio. Talvolta si verificano anche parti trigemini, particolarmente nell'Europa centrale. Gli accoppiamenti avvengono da agosto a ottobre o novembre, talvolta anche durante l'ibernazione. Le femmine raggiungono la maturità sessuale al primo anno di vita. I nascituri sostituiscono la dentatura da latte ed iniziano a volare dopo 4 settimane dalla nascita.

Distribuzione e habitat

Questa specie è diffusa in Europa dalla Penisola Iberica fino al Caucaso, nell'Asia centrale dall'Iran settentrionale fino alla Cina occidentale, nella parte settentrionale del Subcontinente indiano e in Indocina. Popolazioni isolate sono presenti in Libano, Israele e nell'Oman. In Italia è presente su tutto il territorio eccetto le isole.

Vive nei boschi umidi di latifoglie o misti ed in ambienti urbani fino a 1.900 metri di altitudine.

Il Tasso

Il tasso (Meles meles , Linnaeus) è un mammifero carnivoro della famiglia Mustelidae. È una specie protetta.

La specie è nota anche col nome di tasso comune o tasso europeo, per evitare di ingenerare confusione con altre specie di tasso (come il tasso americano o il tasso del miele), in quanto questi animali abitano appunto gran parte d'Europa, oltre che alcune porzioni del Medio Oriente e dell'Asia centrale.

Col suo metro di lunghezza e i quasi 15 kg di peso, questo animale rappresenta una delle specie di mustelidi di maggiori dimensioni. L'aspetto è quasi ursino , con corpo robusto e zampe corte e forti con grossi unghioni adatti a scavare: la caratteristica mascherina nera sulla faccia bianca rende il tasso inconfondibile.

Il tasso è un animale notturno e pacifico, che passa la giornata a dormire all'interno di una delle numerose tane che questi animali scavano nel proprio territorio, e che spesso vengono condivise con altri animali: tuttavia, se molestato, esso si rivela un avversario temibile e tenace.

Un tasso adulto misura 60–90 cm di lunghezza, cui si sommano 11–24 cm di lunghezza della coda, per un'altezza al garrese di 25–30 cm: a parità d'età, i maschi sono solo leggermente più lunghi delle femmine, ma considerevolmente più pesanti.
Come osservabile in tutte le specie che sono solite andare in letargo, il peso del tasso varia stagionalmente: in primavera-estate un adulto pesa fra i 7 e i 13 kg, mentre durante l'autunno il peso aumenta fino a 15–17 kg, con osservazione di maschi pesanti fino a 27,2 kg e casi di esemplari di 30,8 e addirittura 34 kg, i quali, se confermati, farebbero del tasso di gran lunga il più pesante fra i mustelidi terrestri.

Aspetto

Il tasso ha un aspetto inconfondibile fra i  mustelidi : corpo tozzo e robusto, con testa piccola e allungata munita di grosse orecchie, collo taurino, zampe e coda corta.

La pelliccia è folta e setolosa su dorso e fianchi e meno densa sul ventre, con regione inguinale quasi glabra: essa è composta da lunghe setole di 7–8 cm di lunghezza, che coprono un soffice sottopelo lanoso. La colorazione del tasso è molto caratteristica e facilmente riconoscibile. il dorso è di colore grigio-argenteo, con fianchi dalle sfumature di color paglierino. La coda è munita di pelo molto lungo e ispido dello stesso colore del dorso, sebbene nelle femmine siano presenti anche peli bianchi. Il ventre è bruno, con basso ventre e regione inguinale che assumono sfumature grigiastre. Gola, collo, petto e zampe sono neri, e nere sono pure le due fasce che partendo dal labbro superiore passano per gli occhi e raggiungono le orecchie, anch'esse nere, formando la caratteristica e inconfondibile mascherina, spessa circa 2 cm alla base del muso e fino a 5 cm nella regione delle tempie. La faccia, il mento, i lati del collo e la punta delle orecchie sono di colore bianco sporco: si pensa che la colorazione facciale del tasso serva più da avvertimento verso i potenziali predatori che per il mimetismo, essendo molto facilmente avvistabile anche durante la notte.
Durante l'estate, la pelliccia del tasso diviene meno folta ed assume tonalità maggiormente tendenti al bruno.

Le zampe sono digitigrade e a colonna: le posteriori sono più corte delle anteriori, ma tutte sono munite di pianta nuda e di unghioni non retrattili, di forma ricurva e dalla punta ottusa, di color corno, atti a scavare. Gli artigli del tasso sono a crescita continua, tuttavia specialmente quelli delle zampe posteriori (lunghi circa la metà rispetto a quelli delle zampe anteriori) tendono a mostrare segni di consunzione con l'età.

La testa è di forma allungata. Nel maschio è presente una cresta sagittale che raggiungendo il centimetro e mezzo d'altezza è molto più pronunciata rispetto a quanto osservabile nella femmina, che in generale presenta testa e collo più slanciati e sottili: oltre che a fungere da ancoraggio della possente muscolatura masticatoria, la cresta ha anche funzione protettiva. Gli occhi sono piccoli e di colore bruno scuro, con pupillarotonda: le orecchie sono lunghe fino a 7 cm. Il muso, lungo e cilindrico, termina in tartufo un muscoloso e flessibile, che per funzione è paragonabile al grugno dei maiali: attorno al muso e agli occhi sono presenti numerose vibrisse. La vista dei tassi è piuttosto debole e si limita agli oggetti in movimento e al bianco e nero, mentre l'olfatto è molto sviluppato: l'udito di questi animali è invece paragonabile a quello umano.
All'interno della bocca trovano posto solitamente 38 denti, sebbene non sia infrequente la mancata eruzione dei primi premolari : la dentizione del tasso ne lascia intuire la dieta onnivora, con canini prominenti, incisivi di piccole dimensioni, carnassiali poco specializzati. Alla base della coda e nella regione perineale sono presenti : ghiandole odoriferele prime secernono una sostanza cremosa di colore giallastro e dall'odore muschiato, mentre le seconde secernono un fluido giallo-bruno dall'odore più pungente (particolare più o meno condiviso da tutti i mustelidi).Ambo i sessi presentano tre paia di mammelle , che risultano però maggiormente sviluppate nella femmina.

COMPORTAMENTO

Il tasso è un animale dalle abitudini essenzialmente crepuscolari/notturne e più spiccatamente sociali rispetto a quanto osservabile nelle altre specie di tasso: questi animali sono infatti soliti vivere in gruppi che contano solitamente 5-6 individui, sebbene siano state osservate anche associazioni di oltre 20 tassi. Esiste probabilmente una correlazione fra le dimensioni dei gruppi e il tipo di habitat (con annesse risorse da esso fornite) nel quale essi si vengono a trovare, così come fra quest'ultimo e l'estensione del territorio: in ambienti favorevoli i singoli territori hanno generalmente un'estensione di circa 30ettari, mentre in aree meno ricche essi possono estendersi anche oltre i 150 ettari. Nonostante i territori vengano ben delimitati dagli occupanti con latrine comunitarie poste in luoghi strategici (nei pressi di un'entrata della tana o di grosse fonti di cibo), secrezioni delle ghiandole odorifere e sentieri ben definiti all'interno del territorio, i tassi si dimostrano il più delle volte pacifici nei confronti di membri di gruppi estranei: sono in particolar modo i maschi, e soprattutto durante la stagione riproduttiva, a mostrare comportamenti territoriali anche aggressivi nei confronti di eventuali intrusi dello stesso sesso, dando vita a baruffe a suon di morsi e unghiate che possono causare ferite anche gravi e addirittura la morte di uno dei contendenti. Sono infatti in particolar modo i maschi a sconfinare nei territori adiacenti, alla ricerca di femmine con cui accoppiarsi durante la stagione riproduttiva .
Nell'ambito dei gruppi sono presenti, sebbene ancora poco studiate, dinamiche gerarchiche, con gli esemplari più grossi e forti che mostrano dominanza nei confronti dei giovani e di quelli di dimensioni minori: i vari membri di un gruppo possono spesso essere osservati compiere il grooming, pulendosi a vicenda la pelliccia con l'aiuto di bocca e unghie, un'attività che verosimilmente potrebbe avere anche funzioni sociali.

Durante il giorno, i tassi riposano al sicuro in una tana, la costruzione ed il mantenimento della quale rappresenta l'attività principale di questi animali in particolar modo durante la primavera e l'autunno. La tana del tasso europeo rappresenta probabilmente la più complessa fra quelle osservabili nei tassi (che pure sono tutti ottimi scavatori) e si tramanda di generazione in generazione per decenni o addirittura secoli, venendo continuamente ampliata e ristrutturata: una tana osservata in Inghilterra contava ben 50 camere e 178 ingressi, per un totale di 879 m di gallerie sotterranee distribuite in oltre trenta metri quadrati di superficie e cinque metri di profondità.

Il tasso scava la propria tana nel suolo boschivo, partendo da cavità naturali nel terreno o nelle rocce, lungo argini naturali ed artificiali o alla base di un albero (che in tal caso verrà utilizzato dai vari animali che abitano la tana per affilarsi le unghie: essa si compone di un ingresso e di una galleria più o meno lunga che misura fra i 22 e i 63 cm di larghezza e i 14–32 cm d'altezza, la quale sfocia dopo 5–10 m in una camera abitativa posta solitamente fra 1 e 2,5 m di profondità nel suolo, di forma ellissoidale (74x76x38h cm) e che (a differenza ad esempio di quanto osservabile nella  volpe rossa) l'animale specialmente durante la stagione fredda fodera con foglie secche, felci e muschio, che l'animale provvede a rimuovere e sostituire con estrema perizia. Durante l'inverno, il tasso può inoltre essere osservato portare il rivestimento della tana all'esterno dell'entrata durante il giorno, salvo poi riportarlo all'interno una volta riscaldatosi. A partire da questa camera si diramano più gallerie che sfociano verso l'esterno, che l'animale utilizza sia per percorrerle che come semplici prese d'aria: alcune di esse possono addirittura venire utilizzate solo in occasioni particolari, come in caso di pericolo o durante il gioco. Dalla tana si dipartono in varie direzioni numerosi sentieri molto ben battuti dal frequente passaggio dell'animale, che tende ad utilizzare percorsi fissi durante i suoi spostamenti.

All'interno della singola tana trovano alloggio anche più nuclei familiari, ognuno dei quali tende però a utilizzare dei propri accessi e gallerie. Ciascuna unità familiare dispone generalmente di tre camere: se un esemplare muore all'interno di una delle camere, i coinquilini provvedono a ricoprirlo di terra e a tappare l'entrata della stessa, oppure a seppellirlo all'esterno della tana. Talvolta il tasso può condividere la propria tana con altre specie animali, come il coniglio selvatico: quest'ultimo, tuttavia, per evitare di cadere preda del tasso (che purtuttavia con la sua sola presenza gli assicura protezione da altri e ben più pericolosi predatori) tende a scavare le proprie tane a partire da cunicoli secondari nelle gallerie del tasso.
Anche la volpe rossa è un coinquilino abituale del tasso: i due animali si tollerano l'un l'altro in una sorta di commensalismo, con il tasso che mantiene pulita la tana e la volpe che portando gli avanzi di cibo nei pressi di essa contribuisce involontariamente al sostentamento dell'ospite: talvolta, tuttavia, i tassi si comportano in maniera aggressiva nei confronti delle volpi, scacciandole dalle proprie tane e in alcuni casi uccidendone i cuccioli, senza però nutrirsene.
Il tasso può emettere una vasta gamma di suoni: soffi, ringhi e brontolii durante i combattimenti, abbaii in segno di sorpresa o eccitazione, grida acute in caso di pericolo. Anche la posizione del corpo è importante ai fini della comunicazione: durante i combattimenti o in caso di approccio sessuale, ad esempio, i maschi tengono la coda eretta ed arruffano il pelo.

Durante l'inverno, l'animale non è solito andare in letargo alle nostre latitudini, pur rallentando considerevolmente la propria attività e rimanendo anche per giorni o settimane all'interno della tana in caso di clima particolarmente rigido: nelle aree più fredde del proprio areale, l'animale cade in un letargo vero e proprio, otturando le entrate delle tane con terriccio e foglie secche e cessando di uscire dalla tana con le prime nevicate, rimanendo in questo stato per un periodo che può estendersi da novembre ad aprile In previsione di ciò, durante l'estate e l'inizio dell'autunno i tassi tendono ad accumulare abbondante grasso corporeo, oltre che a raccogliere abbondante materiale isolante per foderare le tane.

Fra gli animali potenzialmente pericolosi per il tasso si annoverano il lupo, l'orso, la lince e i cani randagi: tuttavia, raramente questi animali scelgono di rivolgersi verso una preda così impegnativa qualora dispongano di altre fonti di cibo.

Fatto insolito per un mustelide, il tasso comune condivide con l'orso bruno il singolare primato di "meno carnivoro fra i Carnivori": la sua dieta è infatti molto variabile ed opportunistica, comprendendo un gran numero di specie diverse di piante e animali, che vengono cercati e reperiti al suolo o nel sottosuolo.
Generalmente la dieta del tasso, specialmente in primavera, si compone almeno per la metà di lombrichi, mentre durante l'autunno in essa predominano le ghiande: seguono cereali, frutta, tuberi e carne proveniente in massima parte da carogne.

Quando disponibili, l'animale consuma grano, mais, avena e orzo, oltre che frutta di vario tipo caduta dal ramo perché matura o a causa di venti o piogge, frutti di bosco, radici carnose , ghiande di querce e funghi: specialmente durante l'inverno e i periodi siccitosi, inoltre, per ricavare acqua il tasso si nutre anche di erbe e trifoglio.

L'animale mangia inoltre anche vari tipi di insetti e altri invertebrati come chiocciole e limacce, piccoli mammiferi(specialmente arvicole ma anche topi, toporagni e talpe), rettili (come lucertole e piccoli serpenti compresa la vipera, al cui veleno l'animale risulterebbe immune secondo la tradizione popolare, anche se forse una relativa immunità è dovuta al suo pelo folto), anfibi, uccelli con le loro uova e nidiacei. Animali di maggiori dimensioni vengono solitamente consumati solo una volta morti per altre cause sotto forma di carogna, sebbene il tasso sia perfettamente in grado di uccidere prede di dimensioni paragonabili alle proprie o addirittura superiori, come un coniglio o un agnello.

Specialmente nelle aree sassose o montuose, dove lombrichi e cibo di origine vegetale sono scarsi, i tassi tendono a nutrirsi in massima parte di cibo di origine animale, cacciando attivamente i conigli: raramente l'animale preda esemplari adulti, a meno che non siano malati o feriti (ad esempio presi in una trappola), concentrandosi sui giovani, che vengono localizzati nelle tane grazie al finissimo odorato di questo mustelide, che una volta individuatili scava verticalmente nel terreno fino a raggiungere la camera in cui si trovano le prede. Una volta catturata e uccisa la preda a morsi, il tasso provvede a sventrarla mangiandone la parte interna e lasciandone intatta la pelle rivoltata: in maniera simile vengono consumati i ricci, altra preda abituale di questo animale, tant'è vero che nelle zone in cui le due specie convivono è osservabile fra esse un rapporto di proporzionalità inversa.
Anche il pollame compare raramente nella dieta del tasso, sebbene meno infrequentemente rispetto all'agnello: se infatti da un lato si hanno casi di tassi residenti nei pressi di pollai e conigliere senza mai arrecare danno a questi ultimi, dall'altro specialmente in febbraio-marzo sono stati verificati casi di uccisioni o addirittura di predazione in eccesso.

Riproduzione

Si tratta di animali monogami: le coppie tendono a restare insieme per tutta la vita, col maschio che si accoppia unicamente con la propria partner, mentre la femmina può accoppiarsi anche con altri maschi, tanto che si stima che circa la metà dei cuccioli che una femmina dà alla luce durante la sua vita non siano figli del proprio partner.

L'accoppiamento dei tassi avviene generalmente all'entrata della tana fra gennaio e maggio, quando le femmine adulte sono in estro post-parto e i giovani vanno in calore per la prima volta: possono essere registrati casi di accoppiamenti anche al di fuori di questo periodo, principalmente da parte di femmine che non siano riuscite a concepire durante il periodo degli amori o di animali maturati tardi.  (anche se gli accoppiamenti in dicembre danno impianto immediato): una volta impiantatosi lo zigote, la gestazione dura sette settimane, coi parti che mostrano un picco fra la metà di gennaio e la metà di marzo.

I cuccioli, in numero di 1-5, vengono dati alla luce dalla femmina in una camera della tana ad essi dedicata, anche se le femmine di tasso delle aree soggette ad allagamenti sono solite partorire all'interno di edifici abbandonati. Alla nascita, i tassi sono ciechi, seminudi, di colore rosato con rado pelame grigiastro: essi misurano una decina di centimetri di lunghezza e pesano fra i 75 e i 132 g, con rapporto di proporzionalità inversa fra il peso alla nascita e le dimensioni della nidiata. Attorno ai 3-5 giorni di vita, sulle dita appaiono le unghiette e sul corpo diventano distinguibili le ree di pelo nero, compresa la caratteristica mascherina: gli occhi si aprono a 4-5 settimane di vita, e attorno a questo periodo cominciano a spuntare anche i denti da latte. A due mesi di vita, i piccoli tassi hanno già la colorazione definitiva e cominciano ad avventurarsi all'esterno della tana, mentre a tre mesi comincia il loro svezzamento, che solitamente si completa solo dopo ulteriori due mesi.
La maturità sessuale viene generalmente raggiunta attorno ai 9-15 mesi d'età da parte dei maschi, mentre le femmine, sebbene possano cominciare a ovulare  già a partire dal nono mese di vita, generalmente non si riproducono con successo prima del secondo anno di vita. Generalmente i piccoli rimangono nel proprio gruppo di appartenenza anche una volta cresciuti, tuttavia non è infrequente che le femmine attorno al secondo anno d'età si allontanino dal proprio gruppo per aggregarsi ad altre comunità: anche i maschi non dominanti possono allontanarsi dal proprio gruppo d'appartenenza per periodi anche piuttosto lunghi, in special modo durante la stagione degli amori, per visitare altri gruppi, ai quali però difficilmente si aggregano, tendendo invece a fare ritorno al proprio gruppo d'origine.

i tassi  vivono in natura in natura varia fra i quattro e i quindici anni.

Distribuzione

È una specie con areale paleoartico: è diffuso in gran parte dell'Europa (con esclusione della scandinavia settentrionale, dell'Islanda e della maggior parte delle isole del mare Mediterraneo) e parte dell'Asia occidentale.
In Italia la specie è presente nell'intera penisola ma manca in Sicilia,Sardegna a e nelle isole minori.

Habitat

Il tasso è un tipico abitante delle aree boschive ben mature e con ricco sottobosco, come i  querceti e i boschi misti a latifoglie si adatta tranquillamente alle zone cespugliose, ai pascoli e lo si trova anche nella  e nelle aree montuose fino a 2000 m di quota nell'Arco Alpino e fino a 2500 m nel Caucaso, e nella macchia mediterranea a condizione di avere un minimo di copertura di vegetazione che assicuri adeguato riparo.
Questo animale infatti si rivela anche molto adattabile all'impatto antropico: i tassi colonizzano infatti senza grossi problemi (anche se non con la frequenza di altre specie, come la volpe ) anche le aree suburbane, i giardini, le zone coltivate e i parchi cittadini.

 

Apodemus flavicollis

Il topo selvatico dal collo giallo o topo selvatico a collo giallo o semplicemente topo selvatico collo giallo (Apodemus flavicollis Melchior, 1834) è un mammifero roditore della famiglia dei Muridi.

Distribuzione

Con cinque sottospecie accertate (Apodemus flavicollis argyropuli, Apodemus flavicollis flavicollis, Apodemus flavicollis geminae, Apodemus flavicollis wintoni) la specie è diffusa in tutta l'Europa continenatale, dalla Spagna agli Urali, oltre che in Inghilterra e Galles: secondo alcuni, una popolazione isolata della specie vivrebbe anche in Siria ed Israele. In Italia sono presenti la sottospecie nominale, diffusa in gran parte del territorio peninsulare (pur risultando quasi del tutto assente nella pianura padana e nelle aree costiere e maggiormente antropizzate) e la sottospecie geminae , endemica del promontorio del Gargano: è del tutto assente invece dalle isole, tant'è vero che tutti gli esemplari scoperti in Sicilia e classificati come Apodemus flavicollis (secondo alcuni addirittura come una sottospecie a sé stante, Apodemus flavicollis sicilianus) vengono attualmente considerati come facenti parte dell'affine Apodemus sylvaticus.
Pare prediligere le aree boscose collinari con sottobosco ben sviluppato, evitando quelle con sottobosco ridotto od assente.

Dimensioni

Misura una decina di centimetri di lunghezza, ai quali se ne sommano almeno altrettanti che spettano alla coda.

Aspetto

Il pelo è bruno-arancio su dorso e fianchi, mentre la parte ventrale è biancastra: caratteristica della specie è una macchia giallastra presente sul collo, che a seconda della sottospecie presa in considerazione è più o meno estesa e può estendersi a mo' di collare.
Morfologicamente, questi animali sono assai simili al topo selvatico comune ed al topo selvatico alpino, coi quali vivono in simpatria in gran parte del loro areale, ma rispetto ai quali presentano differenze a livello cranico e dentale e, più in generale, dimensioni maggiori dovute alla maggiore lunghezza della coda rispetto al corpo.

Biologia

Si tratta di animali terricoli di abitudini crepuscolari, che vivono solitamente da soli: si muovono silenziosamente nel denso sottobosco per sfuggire ai numerosi potenziali predatori e si nutrono perlopiù di materiale vegetale, come germogli, frutti, bacche, ghiande e semi. In vista dell'inverno questi animali tendono a sotterrare in vari punti delle provviste di ghiande, nocciole ed altri semi in modo tale da poter disporre di una fonte costante di approvvigionamento nei periodi di magra: tuttavia essi non fanno ricorso a tali riserve qualora riescano a procacciarsi il cibo necessario, oppure non le consumano completamente, od ancora dimenticano di visitare alcuni siti in cui hanno nascosto del cibo, dando così la possibilità ai semi sotterrati di germogliare e perciò contribuendo involontariamente, ma grandemente, all'espansione del manto forestale.

 

  • Apodemus flavicollis
  • topo collogiallo
  • Apodemus flavicollis
  • topo collogiallo sotto una nevicata

Il toporagno

Il toporagno comune o toporagno eurasiatico (Sorex araneus Linnaeus, 1758) è la specie più comune di toporagno ed è inoltre uno dei mammiferi più numerosi, essendo diffuso in tutta l'Europa settentrionale, compresa la Gran Bretagna, ma esclusa l'Irlanda.

Descrizione

Misura in media 55–82 mm di lunghezza e pesa solitamente 5-12 grammi. Si riconosce facilmente per la sua pelliccia vellutata color marrone scuro e per il ventre pallido. I giovani presentano un mantello dai colori più chiari, prima che effettuino la loro prima muta, quando si sviluppa il più scuro pelo invernale. Il toporagno comune ha piccoli occhi, un naso mobile e appuntito e denti dalle punte rosse. Vive circa 23 mesi.

Distribuzione e habitat

Il toporagno comune è diffuso nelle aree boschive, nelle zone erbose e nelle siepi di Gran Bretagna, Scandinavia ed Europa orientale. Ogni esemplare si stabilisce in un territorio di 370-630 metri quadrati, nel quale vivrà per tutta la vita. I maschi estendono i propri confini solamente durante la stagione riproduttiva, quando vanno in cerca di femmine. Ogni toporagno comune è estremamente territoriale e diventa molto aggressivo quando un altro esemplare oltrepassa i confini del proprio territorio.

Questo animale costruisce il proprio nido sottoterra o tra la fitta vegetazione.

Biologia

I toporagni sono attivi sia di giorno che di notte, sebbene lo siano molto di più durante quest'ultima. Sono quasi sempre in movimento e si riposano solamente per pochi minuti tra un'attività e l'altra.

Alimentazione

La dieta carnivora e insettivora del toporagno consiste soprattutto di insetti, lumache, ragni, vermi e carogne. Per sopravvivere, ogni esemplare necessita di consumare ogni giorno una quantità di cibo pari all'80-90% del proprio peso corporeo. Proprio per questo i toporagni devono mangiare ogni due o tre ore. Durante i mesi invernali queste creature non vanno in letargo, poiché i loro corpi sono troppo piccoli per immagazzinare sufficienti riserve di grasso.

I toporagni hanno una vista molto scarsa, ma per localizzare le prede fanno uso di un eccellente senso dell'olfatto e di un buon udito. Con questi sensi, un toporagno può individuare prede nel suolo fino a 12 cm di profondità.

Riproduzione

La stagione riproduttiva del toporagno comune dura da aprile a settembre, ma il picco delle nascite si ha durante i mesi estivi. Dopo un periodo di gestazione di 24 o 25 giorni, ogni femmina dà alla luce, 2-4 volte all'anno, una nidiata di 5-7 piccoli. Questi diverranno indipendenti tra i 22 e 25 giorni di età.

Il periodo riproduttivo è l'unico momento della vita dei toporagni in cui questi animali preferiscono non essere solitari. I piccoli spesso formano una carovana dietro la madre, reggendo con la bocca la coda del fratello o sorella che hanno davanti.

Conservazione

Il toporagno comune non è una specie minacciata, ma è protetto nell'ambito del Wildlife and Countryside Act del 1981. In Gran Bretagna uccidere un toporagno senza aver ottenuto un'adeguata licenza è reato.

Sempre nella stessa isola, nelle aree boschive, i toporagni si possono trovare con densità di quasi un esemplare ogni 200 metri quadrati. Questa popolazione è tenuta sotto controllo da gufi, donnole, ermellini e volpi, accaniti predatori del toporagno comune. Un liquido prodotto da alcune ghiandole situate sulla pelle rende i toporagni piuttosto sgradevoli al gusto ai gatti domestici.

Tuttavia, in anni recenti, il numero dei toporagni comuni è sceso notevolmente a causa dell'aumentato utilizzo degli erbicidi.

 

  • toporagno preda un lombrico
  • toporagno
  • sorex araneus
  • toporagno sulla neve
  • toporagno comune
  • sorex araneus
  • toporagno preda una limaccia
  • toporagno d'inverno

Faina  (Martes foina)

La faina (Martes foina ERXLEBEN, 1777) è un mammifero carnivoro della famiglia dei Mustelidi
.
Distribuzione
Con una varietà di sottospecie  la specie è diffusa in gran parte d'Europa (comprese Creta e numerose isole dello Ionio e dell'Egeo), fatta eccezione per Scandinavia, Irlanda, Gran Bretagna ed isole Baleari, dove peraltro una sottospecie distinta pareva vivere fino agli anni sessanta: il suo areale comprende anche l'Asia Minore e centrale, fino alla Manciuria. Una colonia riproduttiva è stata inoltre impiantata nel Wisconsin. In Italia la sottospecie nominale è presente in tutta l'area peninsulare.
Frequenta una grande varietà di ambienti, dalla pianura fino a 2000 m d'altezza: predilige le aree forestali o boschive ed è comune anche in aree antropizzate, dove si adatta alle aree periferiche e rurali degli insediamenti umani, mentre evita con cura i grandi spiazzi aperti.

Descrizione

Dimensioni
Misura 45–50 cm, cui vanno sommati 25 cm di coda, per un peso medio di un paio di chilogrammi. Lo studio dei resti fossili appartenenti a questa specie ha messo in evidenza una graduale ma costante diminuzione della taglia nel corso della sua evoluzione.
Aspetto
Il pelo è corto e folto: sul dorso esso si presenta di colore marroncino, con tendenza a schiarirsi su muso, fronte e guance: le orecchie sono tondeggianti ed orlate di bianco, mentre le zampe presentano delle "calze" di colore marrone scuro. Sulla gola e sul collo è presente una caratteristica macchia bianca o, più raramente, giallognola che si spinge fino al ventre e prosegue fino a metà della parte interna delle zampe anteriori.
Si differenzia dalla martora comune per la macchia golare bianca ed allungata verso il ventre (anziché giallognola e meno estesa), per le dimensioni un poco minori, le zampe e il muso più corti, le orecchie e gli occhi di dimensioni minori ed in generale l'aspetto più slanciato.

Biologia

La faina è un animale dalle abitudini squisitamente notturne: utilizza come rifugi diurni cavità od anfratti riparati in antichi ruderi, nei fienili, nelle stalle, nelle pietraie, tra le cataste di legna o nelle cavità naturali delle rocce, dalle quali esce al tramonto od a notte fatta.
Si tratta di animali principalmente solitari, che delimitano un proprio territorio di estensione compresa fra i 15 e i 210 ettari: le dimensioni di quest'ultimo variano a seconda del sesso (territori dei maschi più estesi rispetto a quelli delle femmine) e della stagione (è stata riscontrata una diminuzione invernale dell'estensione del territorio).

Alimentazione

Si tratta di una specie tendenzialmente onnivora, che si nutre di miele (risulta immune alle punture di ape e vespa), bacche, uova (delle quali incide il guscio coi canini per poi succhiarne fuori il contenuto), e piccoli animali: la carne, tuttavia è la componente preponderante della sua dieta.
Cerca il cibo principalmente al suolo, pur dimostrandosi una provetta arrampicatrice, dove si nutre di bacche, frutti, uova e nidiacei d'uccello. Per agguantare le prede di maggiori dimensioni, come fagiani e ratti, la faina dimostra una grande pazienza, appostandosi per ore nei luoghi in cui questi animali sogliono passare. Al passare della preda, l'animale le balza fulmineamente addosso, atterrandola e finendola con un morso alla gola.
Spesso l'animale procura danni alle attività umane: durante la ricerca di nidi, nidiacei e pipistrelli, tende a danneggiare i tetti delle case spostando le tegole, inoltre ha la tendenza a mettere fuori uso le automobili masticandone i tubi in gomma. Quando la faina riesce ad intrufolarsi in un pollaio od in una conigliera, poi, spesso uccide un numero di animali molto maggiore del suo fabbisogno immediato di cibo: questo comportamento, riscontrato anche in altri Mustelidi (come l'ermellino) e noto come surplus killing, ha fatto nascere la credenza popolare (peraltro errata) secondo la quale questo animale si nutrirebbe principalmente, od addirittura esclusivamente, del sangue delle proprie prede.

Riproduzione

La stagione riproduttiva cade durante l'estate: durante questo periodo gli animali perdono la loro spiccata territorialità e possono essere visti anche durante il giorno, mentre durante la notte echeggia il loro lamentoso richiamo di accoppiamento. I maschi durante il periodo riproduttivo tendono ad aumentare l'estensione del proprio territorio e ad accoppiarsi con tutte le femmine il cui territorio si sovrapponga parzialmente col proprio.
L'accoppiamento vero e proprio, che può durare oltre un'ora, avviene dopo una serie di schermaglie durante le quali la femmina risponde aggressivamente agli approcci del maschio, che emette richiami sommessi ed infine la monta mordendola ai lati del collo, dove sono presenti depositi di grasso sottocutaneo. Dopo la copula, il maschio è solito pulirsi accuratamente.
La gestazione dura circa otto mesi, al termine dei quali vengono dati alla luce da uno a quattro cuccioli: tale lasso di tempo è dovuto al fatto che l'impianto dell'ovulo fecondato avviene nella primavera dell'anno successivo all'accoppiamento e l'embrione comincia a svilupparsi a partire da febbraio. I piccoli vengono svezzati attorno ai due mesi di vita: l'indipendenza completa tuttavia non viene raggiunta prima dell'anno, mentre la maturità sessuale viene raggiunta fra i 15 mesi ed i due anni e mezzo.
L'aspettativa di vita in natura di questi animali è di 5-10 anni, mentre in cattività possono tranquillamente sfiorare i venti anni di vita.
 

  • cucciolo di faina
  • cucciolo arrampicatore
  • faina
  • faina
  • martes foina
  • martes foina
  • faina

Lepre

Lepus (genere)

Lepus (Linnaeus, 1758) è un genere di mammiferi lagomorfi appartenente alla famiglia dei Leporidi, della quale costituisce il genere più numeroso e rappresentato nel mondo.

Caratteri distintivi


Le lepri sono abbastanza simili ai conigli, Leporidi appartenenti a diversi generi di cui i più rappresentativi sono Oryctolagus e Sylvilagus, tuttavia hanno alcuni caratteri morfologici e etologici che le distinguono nettamente dal resto della famiglia.
Sotto l'aspetto morfologico, le lepri hanno in generale orecchie più lunghe del capo e occhi proporzionalmente più grandi, sono di maggiori dimensioni (piede lungo più di 9 cm) e le estremità delle orecchie sono in genere più scure. A differenza dei conigli, i neonati delle lepri sono piuttosto precoci: nascono già con gli occhi aperti, il corpo è già rivestito da una pelliccia e sono in grado di muoversi autonomamente.
Sotto l'aspetto etologico, le lepri sono animali solitari (vivono al più in coppia), non costruiscono tane sotterranee ma sfruttano depressioni del terreno o protezioni naturali preesistenti fra la vegetazione. Sono più sensibili dei conigli alla frammentazione del territorio.
Nessuna specie di lepre è mai stata addomesticata: l'animale conosciuto come "lepre belga", in realtà, è una razza di coniglio selezionata per assomigliare superficialmente a una lepre.


Tassonomia

La suddivisione interna del genere Lepus è ancora incerta e le classificazioni proposte nella letteratura sono alquanto discordanti. in generale, si può dire che il genere conta una trentina di specie (più della metà del totale della famiglia Leporidae).

Popolazioni italiane


In Italia, il genere è rappresentato da quattro specie con differenti areali, in parte sovrapposti: generalmente, le specie non si incontrano mai o solo raramente, occupando nicchie differenti.
La lepre comune (Lepus europaeus) è la specie con la più vasta distribuzione. Presente in tutto il territorio nazionale, tranne Sardegna e Sicilia.
La lepre italica o lepre appenninica (Lepus corsicanus) era in passato diffusa in Sicilia e nel territorio della penisola (Italia centrale e meridionale). Attualmente ha un areale molto frammentato nella penisola, mentre copre l'intero territorio della Sicilia.
La lepre sarda Lepus capensis mediterraneus è presente in un areale continuo in tutto il territorio della Sardegna e in alcune isole minori (Asinara, La Maddalena, Isola di San Pietro, Isola di Sant'Antioco).
La lepre bianca (Lepus timidus) è infine distribuita su tutto l'Arco Alpino.

  • lepre europea
  • leprotti
  • lepre con radiocollare
  • leprotto
  • lepre comune
  • lepus europaeus

Pipistrllus pipistrellus (pipistrello nano)

Il pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus SCHREBER, 1774) è un pipistrello della famiglia dei Vespertilionidi diffuso nell'Ecozona paleartica.


Descrizione  dimensioni

Pipistrello di piccole dimensioni, con la lunghezza della testa e del corpo tra 36 e 51 mm, la lunghezza dell'avambraccio tra 28 e 34 mm, la lunghezza della coda tra 23 e 36 mm, la lunghezza del piede tra 6 e 7 mm, la lunghezza delle orecchie tra 9 e 13 mm, un'apertura alare fino a 24 cm e un peso fino a 8 g.

Aspetto

a pelliccia è corta, densa e soffice. Le parti dorsali variano dal marrone chiaro al color sabbia nella sottospecie P.p.aladdin, mentre le parti ventrali sono leggermente più chiare e talvolta con dei riflessi giallognoli. La base dei peli è ovunque nerastra. Il muso è largo, con due masse ghiandolari sui lati. Gli occhi sono piccoli. Le orecchie sono triangolari, ben separate tra loro, con l'estremità arrotondata e con un piccolo lobo rotondo alla base del bordo posteriore. Il trago è corto, con l'estremità arrotondata e con una proiezione triangolare sopra la base del margine posteriore. Le ali sono attaccate posteriormente alla base delle dita dei piedi, i quali sono piccoli. L'estremità della lunga coda si estende leggermente oltre l'ampio uropatagio. Il calcar è lungo e provvisto di un piccolo lobo.


Ecolocazione
Emette ultrasuoni ad alto ciclo di lavoro sotto forma di impulsi di breve durata a frequenza iniziale di 90 kHz e finale di 37 kHz.


Biologia
Comportamento

Si rifugia in colonie fino a 100.000 individui all'interno degli edifici, tra le rocce, nelle cavità degli alberi e nelle bat-boxes. Entra in ibernazione da novembre ad aprile principalmente nelle grandi chiese e in altri edifici, grotte, miniere, cantine e fessure nei muri dove la temperatura è di 0-6 °C e l'umidità relativa dell'85%. Può cambiare più volte ibernacolo durante questo periodo, il quale è interrotto ogni 1-4 settimane da risvegli improvvisi. Sono stati osservati gruppi fino a diverse migliaia di individui scegliere ambienti fortemente frequentati dall'uomo, illuminati anche di notte, sui pavimenti, in contenitori di vario tipo come vasi, lampadari ed altro. I motivi di tale comportamento sono del tutto sconosciuti. Forma vivai di 20-250 femmine, spesso insieme a pipistrelli di Nathusius, stabilizzati ad aprile o maggio ed abbandonati ad agosto, mentre i maschi vivono solitariamente in territori difesi da altri maschi nei quali successivamente troveranno posto anche 1-10 femmine. Tollera il freddo e può volare anche in pieno inverno in zone coperte di neve, mentre piove e con vento forte. L'attività predatoria inizia al crepuscolo, da 5 a 20 minuti dopo il tramonto, ma può emergere anche in pieno giorno soprattutto alla fine dell'inverno, in primavera e in autunno. Non si allontana per più di 2 kM dai rifugi, le femmine durante il periodo riproduttivo dividono l'attività in due picchi separati da un periodo dedicato all'allattamento. Il volo è rapido, agile ed effettuato a 2-10 metri dal suolo, caratterizzato da picchiate e percorsi circolari. Si tratta di una specie prevalentemente sedentaria, tuttavia in alcune zone è in grado di effettuare spostamenti migratori fino a 770 kM.


Alimentazione
Si nutre di insetti, particolarmente chironomidi, lepidotteri e tricotteri catturati in volo su laghi, stagni, lungo i margini forestali, nei giardini, nelle discariche, lungo le strade e intorno ai lampioni.


Riproduzione
Danno alla luce un piccolo, più raramente due alla volta tra maggio e luglio. Il nascituro apre gli occhi dopo 8 giorni di vita, è in grado di volare dopo un mese ed è completamente indipendente a un mese e mezzo. Entrambi i sessi diventano maturi dopo un anno d'età. L'aspettativa di vita massima è di 16 anni e 7 mesi.


Distribuzione e habitat
Questa specie è diffusa nell'Ecozona paleartica dall'Europa, Isole Britanniche, Africa nord-occidentale, attraverso il Medio oriente, l'India e il Myanmar fino alla Penisola coreana e l'isola di Taiwan. In Italia è presente su tutto il territorio, isole comprese.
Vive in ambienti urbani ma anche boschi e foreste di ogni tipo fino a 2.000 metri di altitudine.
 

  • pipistrello nano
  • pipistrellus pipistrellus
  • pipistrello nano in volo
  • pipistrello nano

Mustela Nivalis (Donnola)

           Mustela nivalis

 

 

La donnola (Mustela nivalis Linnaeus, 1758) (etimologia - dal latino dominula: donzella, signorina), è un mammifero della famiglia dei Mustelidi lunga circa 30 centimetri, di cui 4 centimetri di coda. Ha il corpo snello ricoperto da un pellame soffice di colore fulvo sul dorso e grigio bianco sul ventre. Ha zampe corte, unghie aguzze e orecchie larghe. Sono segnalati casi di donnole appartenenti a popolazioni montane, che durante l'inverno cambiano pelo assumendo una colorazione completamente o parzialmente bianca come l'Ermellino.

Distribuzione

È diffusa in tutta Europa, in Asia, America del nord e Africa. In Italia, secondo alcune fonti, sarebbero presenti tre sottospecie simpatriche: la Mustela nivalis nivalis (Linnaeus, 1776), la Mustela nivalis boccamela (Bechstein, 1800), e la Mustela nivalis vulgaris (Erxleben, 1777). Tale suddivisione è incerta e si ritiene che in realtà tutte le popolazioni farebbero parte della sottospecie M. n. vulgaris. Altre fonti distinguono la sottospecie Mustela nivalis minuta, continentale, dalla Mustela nivalis boccamela, mediterranea, presente nell'Italia meridionale e centrale e nelle isole. Quest'ultima si differenzierebbe per la taglia maggiore e per il mantello più chiaro.

Biologia

Vive nelle cavità del terreno o dei tronchi degli alberi, fino ad altitudini di circa 2800 metri. Si trova sia nei campi che nei boschi anche se frequentati dall'uomo. Costruisce la sua tana in zone pietrose o anche in gallerie scavate nel terreno. Essendo un carnivoro, va a caccia, spesso di notte, alla ricerca di conigli, lepri, topi e uccelli di piccola taglia. Quando vive in vicinanza dei fiumi, non disdegna piccoli insetti, rane e anche qualche biscia, se di modesta taglia. Si riproduce spesso anche due volte l'anno e la gestazione dura circa cinque settimane. La nidiata media è di circa 3/6 cuccioli, a seconda della disponibilità di cibo nella zona in cui vive la madre. I piccoli vengono allattati per circa due mesi e diventano indipendenti all'età di circa quattro mesi.

Mitologia

Si soleva raccontare che la donnola potesse uccidere il basilisco, animale leggendario talora rappresentato anche col biscione nei vessilli. Tale capacità viene sostenuta anche da Brunetto Latini nel “Tesoro”.

  • cucciolo addormentato
  • Donnola con la preda
  • Mustela nivalis
  • donnola
  • Mustela nivalis

Il riccio

Erinaceus europaeus

Il riccio comune (Erinaceus europaeus Linnaeus, 1758) è un mammifero della famiglia Erinaceidae. Il riccio presenta caratteristiche morfologiche arcaiche (come la formula dentaria e la conformazione del cervello) che lo accomuna ai primi mammiferi comparsi sulla Terra al termine del Cretaceo, rispetto ai quali non si è differenziato di molto: nel corso di milioni di anni ha solamente evoluto il rivestimento di aculei che tanto lo caratterizza agli occhi dell'uomo.

Distribuzione e habitat

Con numerose sottospecie (Erinaceus europaeus amurensis, Erinaceus europaeus centralrossicus, Erinaceus europaeus concolor, Erinaceus europaeus consolei, Erinaceus europaeus dealbatus, Erinaceus europaeus europaeus, Erinaceus europaeus hispanicus, Erinaceus europaeus italicus, Erinaceus europaeus koreensis, Erinaceus europaeus occidentalis), la specie è diffusa in gran parte dell'Europa, a nord fino alle zone costiere della Penisola scandinava e ad est fino alla Siberia: è stato inoltre introdotto in Gran Bretagna ed Irlanda, dove in alcuni casi risulta nocivo. Durante il XIX secolo è stato inoltre introdotto accidentalmente (esemplari letargici in balle di fieno) in Nuova Zelanda. In Italia la specie è diffusa con tre sottospecie (oltre alla sottospecie nominale, anche consolei ed italicus) in gran parte del territorio nazionale, comprese Sicilia e Sardegna (le cui popolazioni, così come quelle iberiche, risultano geneticamente ben differenziate da quelle continentali), nel Triveneto la specie vive in simpatria con l'affine (e fino a poco tempo fa considerata sottospecie anch'essa di E. europaeus) Erinaceus concolor.

Descrizione

Misura fino a 25-27 cm di lunghezza, per un peso che solo eccezionalmente supera il chilogrammo (anche se in vista dell'inverno il peso può raddoppiare): la coda di solito raggiunge i 2,5 cm di lunghezza. Aspetto

Il riccio presenta cranio allungato e con un piccolo cervello, la maggior parte del quale è addetta alla decodificazione dei segnali di natura olfattiva: il principale senso del riccio è infatti l'olfatto. Il tartufo è grosso, nero ed assai mobile: i canali olfattivi sono costantemente umettati da una mucosa. Anche il senso del tatto è ben sviluppato; meno importante per loro è la vista, in ogni caso i ricci sono in grado di vedere fino a 30 m di distanza di giorno e fino a 12 m di notte. Nonostante le piccole orecchie seminascoste dal pelo, i ricci sono infine in grado di udire frequenze comprese fra i 250 ed i 60.000 Hz, quindi ben dentro gli ultrasuoni: ciò aiuta l'animale nella ricerca del cibo. I ricci presentano forti ossa mascellari ed una chiostra dentaria di 36 denti: i due lunghi denti frontali, che possono a prima vista sembrare canini, sono in realtà incisivi modificati. Impronte di riccio: le zampe posteriori lasciano impronte assai diverse rispetto a quelle anteriori. Il corpo è tozzo ed a forma di pera: infatti al muso assai lungo ed appuntito si contrappongono il collo assai corto ed il quarto posteriore arrotondato. Le zampe sono corte e tozze, ma i piedi hanno forma allungata e presentano tutti 5 dita con unghie appuntite: le impronte lasciate dalle zampe posteriori son assai diverse da quelle lasciate dalle zampe anteriori, al punto che possono essere scambiate dai neofiti per tracce di animali di specie differenti. Gli aculei del riccio: ciascun esemplare ne possiede fino a 6000. Inoltre gli aculei variano di colore al cambio di stagione, infatti, nelle stagioni fredde, in autunno e in inverno, gli aculei assumono un colore marroncino più scuro rispetto agli aculei che nelle stagioni più calde, primavera e estate, presentano un colore più chiaro.A questo cambiamento partecipa anche il pelo che a seconda della stagione assume un colore chiaro o un colore più scuro. Le aree di pelle nuda (cerchi perioculari, orecchie, zampe e naso) sono di colore nero: il pelo è ispido e di un colore che va dal grigiastro al beige: nell'area che comprende la fronte, i fianchi ed il dorso, il pelo cede il posto ad aculei (che poi altro non sono che peli modificati) lunghi circa 2 cm e di colore nero striato trasversalmente di biancastro. Gli aculei sono appuntiti e cavi, presentano carenature laterali e ciascuno di essi è munito di un muscolo innervato che ne permette l'erezione quando l'animale è eccitato od in stato d'allerta: ciascun esemplare possiede fino a 6000 aculei. Oltre a proteggere l'animale da aggressori in carne ed ossa, gli aculei prevengono anche seri danni dovuti ad urti o cadute: ciascun aculeo, infatti, nei pressi del follicolo pilifero presenta un restringimento che lo rende flessibile, in modo tale da assorbire urti anche di una certa entità. Nei ricci è presente una mutazione recessiva che porta alla nascita di esemplari dal pelo uniformemente color crema, anche se con occhi di colore nero (dunque non si tratta di albini): tale mutazione è particolarmente frequente sull'isola di Alderney. Pare che i ricci con questa mutazione (cosiddetti "biondi", mentre su Alderney essi vengono denominati spike girls, "ragazze coi piercing") non vengano attaccati dalle pulci.

Biologia

Il riccio è un animale esclusivamente notturno: si pensa che le abitudini notturne non siano tanto una necessità dettata da esigenze di difesa, in quanto la cortina di aculei di cui dispongono li rende praticamente invulnerabili ai predatori, quanto piuttosto di un adattamento allo stile di vita delle proprie prede, che sono molto più abbondanti durante la notte. Nonostante appaia un animale goffo e generalmente si muova lentamente, il riccio è in grado di correre velocemente e si dimostra anche un ottimo nuotatore. Durante il giorno riposa nascosto nella sua tana, costituita solitamente da una cavità del suolo posta nel sottobosco, fra i tronchi e le foglie cadute. Durante la notte esce alla ricerca di cibo, percorrendo tragitti sempre uguali: non teme di attraversare spazi aperti in quanto è ben protetto dalla corazza di aculei. Raggio d'azione: in una passeggiata notturna i ricci percorrono 1-3 Km, si muovono in territori di caccia che possono estendersi fino a 30-100 ettari (da 300.000 mq a 1 Kmq). Le femmine, che si spostano più lentamente, hanno campi d'azione massimi di una decina d'ettari di superficie (mq 100.000). Generalmente, gli esemplari che vivono in ambienti aperti si muovono di più rispetto a quelli che si stabiliscono in aree boschive o riparate. Durante l'estate cambia 20-30 volte tana. Quando un riccio incontra un possibile pericolo, normalmente, reagisce immobilizzandosi e drizzando gli aculei sul dorso. Poi, se l'intruso lo tocca, appallottolandosi su sé stesso. In questo procedimento, il riccio è aiutato da una fascia muscolare sulla schiena che, contraendosi, va a stringere in un sacco cutaneo tutto il corpo e gli arti. L'aggressore si trova così dinnanzi un'impenetrabile cortina di spine: questa tattica, tuttavia, risulta inefficace con le volpi, che urinando sull'animale appallottolato lo costringono ad uscire dalla corazza, per poi finirlo mordendolo sul delicato muso, e con le automobili, di fronte alle quali l'animale si appallottola, venendo inevitabilmente travolto ed ucciso. Sono infatti fra i due ed i tre milioni i ricci che ogni anno perdono la vita in questo modo mentre attraversano le strade, tanto che nel Regno Unito, come in italia, le popolazioni di riccio vengono monitorate contando il numero di cadaveri ritrovati morti su alcune delle strade più frequentate sia dagli autisti che da questi animali. Il riccio ha abitudini solitarie e scontrose: tende generalmente ad evitare i contatti coi conspecifici, dei quali avverte la presenza con l'udito o l'olfatto, mentre nel percepire l'avvicinarsi di un estraneo va subito in allerta. Tuttavia, in caso di contatto i ricci non disdegnano lo scontro diretto, che viene risolto in base alle dimensioni ed all'età degli esemplari. Durante i mesi invernali (fra ottobre ed aprile), il riccio è solito cadere in letargo: tale operazione risulta però piuttosto rischiosa per l'animale, in quanto nel caso in cui esso non abbia accumulato una quantità di grasso corporeo sufficiente nel corso della bella stagione, potrebbe morire per inedia. Ciò succede soprattutto agli esemplari giovani. In casi di freddo estremo, l'animale (la cui temperatura corporea scende dai 35 °C soliti ai 10 °C, mentre i battiti cardiaci calano da 190 a 20 al minuto) può anche uscire dal letargo per andare alla ricerca di cibo. Per il letargo, il riccio ammucchia una buona quantità di muschio e foglie secche che fungeranno da giaciglio.

Alimentazione

Per la variegata dieta che assume, risulta essere onnivoro. Il riccio in natura si nutre di invertebrati di qualsiasi tipo (insetti, ragni, lombrichi, chiocciole, millepiedi, ma non centopiedi -che si difendono a morsi-), oltre che uccelli, comprese uova (spesso si intrufola nei pollai domestici per cibarsene) e nidiacei, rettili ed anfibi; non disdegna nemmeno di mangiare piccoli mammiferi, soprattutto topi, di cui è considerato un cacciatore spietato in quanto uccide gli adulti e dissotterra i nidi per nutrirsi dei piccoli. La credenza che i ricci si nutrano prevalentemente di vipere si rivela fondata solo in casi eccezionali: l'animale non teme infatti i morsi velenosi, in quanto i denti veleniferi sono più corti degli aculei e raramente riescono a penetrare il rivestimento di peli ispidi che protegge l'animale. In caso di necessità, i ricci mangiano senza problemi anche ghiande, bacche, frutta, ed altro materiale di origine vegetale (non disdegna neppure i croccantini del gatto, di cui è ghiotto) nutrendosi in casi estremi anche di foglie. Il latte è un veleno per il riccio, non solo perché non può digerirlo, ma provoca forte diarrea che conduce alla morte dell'animale.

Riproduzione

La stagione degli amori cade nel periodo compreso fra aprile ed agosto, con picchi degli accoppiamenti in maggio-giugno. Per chiamarsi tra loro, i ricci emettono dei versi simili a fischi. Il pene del maschio è piccolo ed aderente al corpo, tranne nel periodo dell'accoppiamento, mentre la vagina della femmina è posta all'estremità posteriore dell'addome ed in entrambi i sessi si trovano cinque coppie di capezzoli. Dopo il rituale del corteggiamento, nel quale il maschio mordicchia gli aculei della femmina, questa per permettere al maschio di montarla senza ferirsi, inarca il corpo verso il basso, in modo tale da appiattire lo scudo di aculei. La gestazione dura circa un mese e mezzo, al termine del quale nascono in media 4-5 cuccioli. Il parto avviene nel periodo fra maggio e ottobre, quando vi è maggiore disponibilità di cibo: se la femmina si riproduce in anticipo essa può partorire anche due volte. I piccoli nascono ciechi e sordi, con la parte inferiore del corpo glabra e rosata e quella superiore grigia: essi hanno già gli aculei sul dorso, che sono tuttavia ricoperti da una membrana per proteggere la madre durante il parto. Dopo 36 ore questi primi aculei, bianchi e sottili, saranno sostituiti da nuovi aculei scuri e striati di bianco, mentre verso i 10 giorni di vita un ulteriore terzo mantello sostituirà definitivamente i primi due. A questo punto, il giovane riccio è già in grado di appallottolarsi e di praticare l'autosputo, mentre gli occhi vengono aperti solo attorno alle due settimane di vita. Dopo un mese, i piccoli rassomigliano completamente agli adulti, anche se vengono svezzati e possono quindi dirsi indipendenti attorno al mese e mezzo di vita e raggiungeranno la maturità sessuale attorno all'anno di vita. La speranza di vita del riccio in natura è di circa 5 anni, mentre in cattività non è raro che viva anche il doppio. Rapporti con l'uomo Nell'antica Roma, il riccio veniva allevato per la sua carne: inoltre, il pelo aculeato del dorso veniva utilizzato per cardare la lana e come componente dei frustini per spronare i cavalli e per svezzare i vitelli. Col tempo, la fitta copertura di aculei ha fatto sì che il riccio venisse accostato ai capelli, infatti le ceneri di questi animali, mischiate alla resina ed applicate sulla testa, erano ritenute un rimedio sicuro contro la calvizie. Attualmente, in quanto di proprietà del demanio statale, il riccio è una specie protetta dalle leggi italiane, pertanto non si può né cacciare, né detenere in cattività. Tuttavia il riccio è facile da tenere in cattività e può essere riprodotto con successo senza eccessivi sforzi. In cattività i ricci, che vengono alimentati con preparati per cani e gatti (sia sotto forma di croccantini che di cibi in gelatina), dimostrandosi inoltre grandi amanti del pesce cotto, possono arrivare a pesare anche 2500 g, il che non è però un sintomo di buona salute. Molte persone introducono deliberatamente questo animale all'interno dei loro orti e dei giardini proprio per la sua utilità nell'uccidere animali considerati dannosi, come le cavallette ed i topi. Spesso, viene lasciata una bacinella di latte e pane per far alimentare il riccio: il latte vaccino è tuttavia letale, mentre il pane non viene ben digerito e può causare occlusioni intestinali. Durante lo svezzamento dei giovani esemplari (anch'essi intolleranti al latte vaccino) può essere usato del latte artificiale specifico per cuccioli di cane, addizionato ad un decotto di semi di finocchio: è necessario tuttavia dosare bene le varie componenti per non provocare la morte dell'animale, che se lasciato libero di farlo, si ingozza di cibo fino a morirne. Se se ne trova uno in giardino, lasciatelo libero, non toccatelo e non dategli da mangiare, eventualmente potete lasciare dell'acqua nel vostro giardino, soprattutto nelle stagioni calde. Spesso, è possibile osservare sul manto stradale esemplari di Erinaceus morti, uccisi durante le ore notturne dal transito veicolare durante la ricerca di cibo o di acqua. Durante il letargo, il riccio dimentica le eventuali esperienze fatte con l'uomo, rendendo così più facile il suo reinserimento in natura all'arrivo della primavera.

  • Erinaceus eurpaeus
  • Erinaceus eurpaeus
  • Erinaceus eurpaeus
  • Erinaceus eurpaeus
  • Erinaceus eurpaeus
  • Erinaceus eurpaeus
  • Riccio
  • Riccio
  • Riccio
  • Riccio
  • Riccio
  • Riccio

Lo scoiattolo

 Lo scoiattolo comune (Sciurus vulgaris, Linnaeus 1758) appartiene alla famiglia degli Sciuridae, dell'ordine dei Roditori, della classe dei Mammiferi.


Caratteristiche


Lo scoiattolo comune è lungo circa 25 cm senza la coda; questa è lunga da 15 a 20 cm. Il peso va da 250 a 340 g. Non c'è dimorfismo sessuale tra maschio e femmina, che presentano le stesse dimensioni. Si pensa che una coda così lunga sia utile allo scoiattolo nel balzare da un albero all'altro e nel correre lungo i rami, assicurandone l'equilibrio. Potrebbe inoltre avere una funzione termica, contribuendo a mantenere il calore del corpo durante il sonno. Durante le fasi di corteggiamento la coda serve come segnale ottico e viene sollevata e agitata in modo del tutto particolare. La colorazione del mantello è molto variabile e va dal marrone rossiccio al marrone scuro; queste diverse tonalità sembrano essere determinate da vari fattori legati al clima, alla copertura vegetale, all'alimentazione, oltre che da fattori di tipo genetico. La parte inferiore del corpo è sempre bianca. Le zampe posteriori, più lunghe di quelle anteriori permettono all'animale di muoversi con molta agilità sul terreno, mentre le forti unghie e i cuscinetti plantari gli consentono di arrampicarsi con sorprendente abilità sugli alberi. Lo scoiattolo comune possiede artigli aguzzi e curvi tali da consentire l'arrampicata sugli alberi, anche sui rami strapiombanti.


Distribuzione ed habitat


È autoctono dell'Europa ma lo si può trovare frequentemente in tutta l'Eurasia sino alla Corea e al Giappone. In Gran Bretagna la specie è in netto declino, a causa dell'introduzione dello scoiattolo grigio nord-americano (Sciurus carolinensis). In Italia è presente in quasi tutta la penisola, tranne la pianura padana mentre è assente dalle isole. In Valle d'Aosta lo si può trovare sino al limite superiore della vegetazione. In Piemonte la sua sopravvivenza è messa in grave pericolo da una popolazione, introdotta accidentalmente nel 1948, di scoiattolo grigio. Questa popolazione si sta espandendo rapidamente e vi è il rischio concreto che possa dilagare nell'Italia settentrionale.
Lo scoiattolo frequenta sia le foreste di conifere sia quelle di latifoglie.

Biologia


Lo scoiattolo comune è un roditore, onnivoro, che vive prevalentemente sugli alberi.
L'animale rimane attivo anche durante la stagione invernale; solo in caso di consistenti e prolungate nevicate si rifugia nel proprio nido per più giorni consecutivi.


Voce Emette brontolii e grida acute.


Riproduzione e mortalità


L'accoppiamento può avvenire nel tardo inverno di febbraio-marzo ed in estate tra giugno e luglio. La femmina può avere fino a 2 gravidanze l'anno. Ciascuna figliata dà alla luce 3-4 piccoli di solito, ma possono essere partoriti anche sei piccoli. La gestazione dura 38-39 giorni. I giovani non sono autosufficienti, sono ciechi, sordi e pesano tra 10 e 15 g. Soltanto la madre si occupa di loro. Il corpo dei piccoli si ricopre di peli al 21esimo giorno di vita, mentre acquisiscono la vista dopo tre o quattro settimane. Lo sviluppo dei denti si completa dopo 42 giorni. Il giovane scoiattolo può mangiare cibi solidi una quarantina di giorni dopo la nascita; a questo punto può lasciare il nido per procurarsi il cibo da solo, anche se la madre continuerà ad allattarlo fino allo svezzamento completo, intorno alle venti settimane.
Durante l'accoppiamento i maschi individuano le femmine in calore dall'odore che queste emettono. Anche se non c'è un corteggiamento vero e proprio, il maschio insegue la femmina anche per un'ora prima di riuscire ad accoppiarsi. Solitamente più maschi inseguono una sola femmina, finché il maschio dominante, in genere il più grosso, riesce a conquistarla. Maschi e femmine si accoppiano più volte e con diversi partner. Le femmine devono raggiungere una massa corporea minima per essere feconde e quelle più pesanti danno mediamente alla luce più piccoli. Se il cibo è scarso la riproduzione viene ritardata. Le femmine raggiungono la maturità sessuale al secondo anno.
Lo scoiattolo comune vive in media tre anni; alcuni individui raggiungono i sette anni, mentre in cattività anche dieci. La sopravvivenza è legata alla disponibilità di semi di cui nutrirsi durante l'autunno-inverno; dal 75 all'85% dei giovani perisce durante il primo inverno, mentre al secondo inverno la mortalità scende al 50% circa.
 

  • scoiattolo
  • Sciurus vulgaris
  • scoiattolo rosso
  • Sciurus vulgaris
  • scoiattolo rosso
  • scoiattolo rosso

La volpe rossa

La volpe rossa o semplicemente volpe (Vulpes vulpes Linnaeus, 1758) è un mammifero onnivoro appartenente alla famiglia dei Canidae.


Distribuzione


La volpe rossa è originaria dell’emisfero settentrionale. È presente in tutta la regione Paleartica, dall’Irlanda allo Stretto di Bering; il suo areale si estende poi verso sud in Giappone, Cina e regioni più settentrionali di India, Myanmar e Vietnam. È diffusa inoltre in Africa, lungo la valle del Nilo fino a Khartoum, oltre che nelle regioni marittime di Tunisia, Algeria e Marocco. La si trova anche in Medio Oriente, ad eccezione del deserto centrale arabo. Nel Nordamerica è distribuita dalle Isole Aleutine (all’interno del circolo polare artico e in particolare in Alaska) alla costa caraibica del Texas: l'animale è nativo delle zone boreali, mentre venne introdotto a scopo venatorio e per la sua pelliccia durante il XVIII secolo nelle aree temperate. È presente anche in Australia, dove è stata introdotta alla fine del XIX secolo. È stata inserita nell'Elenco delle 100 specie aliene più dannose del mondo. In Italia, la sottospecie crucigera è diffusa in tutta l'area peninsulare ed in Sicilia, mentre la sottospecie ichnusae è endemica di Sardegna e Corsica: la volpe risulta invece assente da tutte le isole minori.
Si tratta di animali estremamente adattabili (come testimonia l'enorme areale occupato dalla specie), che colonizzano qualsiasi ambiente a disposizione, trovandosi un posto anche nelle periferie delle aree urbane: in generale, le volpi vivono a più ampie densità nelle zone con ecosistemi diversificati e risorse distribuite in modo disomogeneo, mentre tendono a vivere in densità assai basse nelle aree montane, dove il cibo a disposizione è scarso.


Descrizione


Dimensioni
A seconda della sottospecie presa in considerazione, questi animali possono misurare fra i 75 ed i 140 cm, per un peso che varia fra i 3 e gli 11 kg: queste misure rendono la volpe rossa il più grande appartenente al proprio genere. Le dimensioni degli animali tendono a diminuire in direttrice N-S.

Aspetto


Il colore, spesso rossiccio, va dal giallo al marrone, a seconda degli individui e delle regioni. La gola, il ventre e l'estremità della coda sono bianche; quest'ultima è lunga e folta. Il muso è allungato e le orecchie sono triangolari ed estremamente mobili.


Biologia


Normalmente vive in coppia, con i cuccioli, anche se talvolta è possibile osservarne esemplari solitari o in gruppi di 4 o 6 adulti. Il maschio marchia il territorio in modo sistematico e comunica con i propri simili attraverso segnali sonori, visivi, tattili e olfattivi. Una volpe può riconoscere un altro esemplare dall'odore, oltre a decifrarne il rango gerarchico e il livello sociale. È significativo sottolineare che, in questa specie, la coppia tende a riformarsi ogni anno e che il maschio solitamente partecipa attivamente alla cura e all'allevamento della prole, procurando il cibo e difendendo i cuccioli da possibili predatori.


Alimentazione


Nonostante sia classificato come carnivoro la volpe è un animale onnivoro nonché grande opportunista. È in grado di cacciare prede di diverse dimensioni, da insetti di 0.5 cm a uccelli di 1,5 m. La sua dieta si basa su una grande varietà di specie : invertebrati,piccoli mammiferi, uccelli, uova e piccoli anfibi e rettili. Tra i vegetali particolarmente graditi sono i frutti di bosco e altri tipi di frutta. Possono anche nutrirsi di carogne e di qualsiasi materiale commestibile incontrino.
Le volpi sono solite cacciare da sole. Con il loro raffinato senso dell’udito possono individuare piccoli mammiferi tra l’erba alta e folta balzando in aria e finendo su di loro. Possono anche cacciare prede quali i conigli appostandosi in modo furtivo e silenzioso balzando con un rapido scatto su di loro. Le volpi tendono ad avere un atteggiamento molto ossessivo nei confronti del cibo e raramente lo condividono con gli altri esemplari eccetto durante il periodo degli amori e le madri con i propri cuccioli.
La quantità di cibo consumata giornalmente varia dai 0,5 kg a 1 kg al giorno. Le volpi rosse hanno uno stomaco piccolo rispetto alle loro dimensioni e per questo motivo possono mangiare solo la metà di quello che possono ingerire i cani o i lupi rispetto alla loro stazza. Nei periodi di abbondanza le volpi mettono da parte scorte alimentari per il futuro seppellendole in piccole buche di 5-10 cm. Tendono a nascondere il cibo in tanti piccoli nascondigli piuttosto che in un unico ‘grande magazzino’. Si pensa che agiscano i questo modo per non rischiare di perdere l’intera scorta in una sola volta.


Comportamento


Per vivere in una grande varietà di ambienti diversi, le volpi devono avere una grande capacità di adattamento. Non deve sembrare strano infatti il fenomeno di due popolazioni distinte di volpi che si comportano come se fossero specie totalmente differenti. Le volpi sono animali crepuscolari o addirittura notturni nelle zone in cui l’intervento dell’uomo è massiccio ( e c’è persino presenza di luce artificiale). Per questa ragioni sono più attive di notte che di giorno. Generalmente sono cacciatori solitari. Le volpi sono animali territoriali e difendono il loro territorio in coppia durante l’inverno e da sole durante l’estate. Il loro territorio può estendersi per 50 km² anche se si riduce drasticamente anche fino a 12 km² in zone in cui il cibo è abbondante. Marcano il loro territorio mediante delle ghiandole odorifere poste vicino la coda. La sostanza odorosa secreta da questa ghiandola è composta da tioli e tioacetato, molto simile ,anche se posseduta in minor quantità, a quelle dalle puzzole. I membri della famiglia comunicano tra loro attraverso il linguaggio del corpo e l’emissione di suoni differenti. Posseggono una vasta gamma di vocalizzazioni utilizzate in base alle situazioni più specifiche. Possono inoltre comunicare tra loro mediante l’olfatto e per questo spesso marcano il cibo e il territorio con l’urina.


Le volpi e l'uomo


Le volpi hanno sempre avuto un impatto ambivalente nell’immaginario dell’uomo: da un lato è ritenuto un problema, che infatti predilige i piccoli animali da cortile e pollame, dall’altro è sempre stato ammirato per la sua bellezza e scaltrezza (numerosi sono infatti i racconti che narrano l’intelligenza di questo animale). Sono inoltre molto utili soprattutto in ambito agricolo per la loro capacità di liberare i campi da varie specie di roditori, che danneggiano i raccolti.  


 Riproduzione


Il periodo degli amori è molto variabile e cambia secondo la latitudine: nella nostra regione ha luogo in inverno, tra dicembre e febbraio. I parti avvengono generalmente tra marzo e aprile. La femmina, dopo una gestazione di 7 settimane, partorisce, in una tana, in media da 3 a 5 piccoli, che vengono allattati per un mese. AI termine di questo periodo essi iniziano a prendere i primi cibi solidi, costituiti da alimenti predigeriti dalla madre e poi rigurgitati. Questa tecnica è molto vantaggiosa poiché permette di nutrire la cucciolata senza portare le carcasse vicino alla tana e nel contempo fa sì che i piccoli non debbano spostarsi alla ricerca di cibo, esponendosi ad eventuali pericoli.
Durante le prime due settimane di vita, la madre non abbandona i cuccioli, si dedica interamente al loro allattamento e viene nutrita dal maschio. La femmina non esita a trasportare in luoghi più sicuri i propri piccoli se, nei pressi della tana, vengono a crearsi fattori di disturbo. I piccoli escono dalla tana per la prima volta intorno alla quarta o quinta settimana e sono molto giocherelloni. A dieci mesi di età, raggiungono la maturità sessuale.
In natura, questa specie può raggiungere un'età di 12 anni.

  • volpe che spia
  • vulpes vulpes
  • volpacchiotti
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  • dispersione giovanile
  • giovane volpe
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Apodemus sylvaticus


Il topo selvatico (Apodemus sylvaticus Linnaeus, 1758) è un mammifero roditore della famiglia dei Muridi.
Venne riconosciuto come specie a sé stante solamente nel 1894.
Specie molto comune ed ampiamente diffusa, vive in gran parte dell'Europa occidentale, spesso in vicinanza dell'uomo, ed è talvolta considerato nocivo.


Distribuzione e habitat


Il topo selvatico è diffuso, con numerose sottospecie (Apodemus sylvaticus arianus, Apodemus sylvaticus callipides, Apodemus sylvaticus ciscaucasicus, Apodemus sylvaticus dichrurus, Apodemus tauricus geminae, Apodemus sylvaticus microtis, Apodemus sylvaticus milleri, Apodemus sylvaticus orestes, Apodemus sylvaticus sylvaticus, Apodemus sylvaticus tauricus, Apodemus sylvaticus tscherga) in un'area che dalla Penisola Iberica si estende a nord sino alla Scandinavia e ad est alla Bielorussia e all'Ucraina. È inoltre presente in alcune regioni dell'Africa settentrionale, sulle montagne del Marocco, dell'Algeria e della Tunisia, nonché in Inghilterra, Irlanda, Islanda e in numerose isole del Mediterraneo.
In Italia sono presenti, oltre alla sottospecie nominale (diffusa nel Triveneto), anche le sottospecie dichrurus (zona centro-settentrionale del Paese) e milleri (Meridione): molte popolazioni insulari di questi animali, precedentemente ascritte come sottospecie a sé stanti (come hermani su Pantelleria ed ilvanus sull'Isola d'Elba), sono state riclassificate dopo un esame del DNA come semplici popolazioni di A. sylvaticus milleri[3]. Questa specie è fra quelle presenti da più lungo tempo nella penisola italiana: la sua presenza è attestata già a partire dal Pleistocene. Mentre la popolazione siciliana di questi animali si è impiantata spontaneamente sull'isola grazie alle frequenti connessioni di quest'ultima con la terraferma, la popolazione sarda di topo selvatico è frutto di un'introduzione involontaria da parte delle prime popolazioni che si stabilirono sull'isola.
Nonostante il nome, preferisce vivere tra le siepi, piuttosto che in aree boschive. Questi animali si adattano comunque a qualsiasi biotopo che comprenda una seppur rada copertura vegetale, e li si può perciò trovare in una grande varietà di ambienti, dal livello del mare al limite superiore della vegetazione boschiva: frequente è la loro presenza in zone rurali o nelle pinete, anche nelle immediate vicinanze delle abitazioni od addirittura all'interno di esse, mentre nelle aree collinari la specie cede solitamente il passo all'affine Apodemus flavicollis.


Descrizione


Dimensioni
Il topo selvatico è lungo, testa e corpo, quasi 9 cm, cui si somma la coda, che è pressappoco della stessa lunghezza; pesa circa 18 g.


Aspetto


Il pelo è marrone-brunastro chiaro con parti ventrali e zampe bianche; a volte è presente sia sui fianchi che sul petto una macchia gialla. Gli occhi sono grandi e neri, le orecchie arrotondate, glabre e membranacee, le zampe posteriori nettamente più lunghe di quelle anteriori.
Si differenzia dalle assai affini Apodemus alpicola ed Apodemus flavicollis per la colorazione generalmente più omogenea e meno tendente al rossiccio e per le orecchie e la coda in proporzione leggermente più piccole, in particolare quest'ultima nel topo selvatico comune raramente supera in lunghezza le dimensioni del corpo. Se un topo selvatico viene catturato per la coda, è in grado di spezzarne rapidamente l'estremità, che però non ricrescerà mai più.


Biologia


Si tratta di animali perlopiù notturni, anche se non è raro vederli anche in pieno giorno. Si dice che vivano in colonie a base familiare: quando si va ad eliminare il sottobosco (ad esempio con operazioni di pota o falciatura), infatti, è frequente osservarne dei gruppi anche molto numerosi. Che viva o meno in colonia, comunque, esso tende a formare gruppi familiari, ciascuno dei quali delimita un proprio territorio che ha un'estensione media di 1000 m2 (anche se sono stati misurati territori con estensione che va da 0,650 a 1,3 km²).
Nell'ambito del proprio territorio, i topi selvatici realizzano dei tunnel al di sotto dello strato di foglie morte che copre il terreno (sono infatti soprattutto abitatori di ecosistemi ben maturi), oltre che complicati sistemi di gallerie sotterranee che sboccano all'esterno con aperture del diametro di circa 4 cm. Tali gallerie solitamente convergono in nidi sotterranei che vengono foderati con erbe finemente triturate: essi vengono utilizzati sia per dormire che come nursery. Oltre ai nidi sotterranei, questi animali possono utilizzare, sia per dormirvi che come dispensa, anche nidi abbandonati di uccelli, situati a volte anche a considerevoli altezze dal suolo.
A volte i topi selvatici pongono dei mucchietti di pietre alti fino a 5 cm e larghi altrettanto in prossimità od addirittura al di sopra dell'entrata della tana, senza che tuttavia questi ne impediscano l'accesso. Lo scopo di tali monticelli di sassi è ancora ignoto: dopo un certo tempo i topi li distruggono, disperdendo casualmente le pietre su di un'area di svariati metri quadrati, ma se essi vengono distrutti da agenti esterni (osservatori molesti od incauti, predatori od agenti atmosferici), i topi riprenderanno gli stessi identici sassi per ricostruire il tumulo sopra o a lato della stessa entrata.
Per muoversi velocemente, i topi selvatici saltano spesso alla maniera dei canguri anche se, a differenza di questi, lo fanno appoggiando tutte e quattro le zampe sul terreno ad ogni salto, che può superare facilmente il metro di lunghezza.


Alimentazione


La dieta di questi topi è composta principalmente di semi, cereali, ghiande, noci, frutta, gemme, funghi, insetti e anche di lumache. Aprono le nocciole rosicchiandole fino ad ottenere un foro irregolare dalla parte non appuntita, mentre i gusci delle lumache vengono completamente macinati ed ingeriti. I maschi mangiano più insetti e meno cibo vegetale delle femmine, mentre gli individui giovani si nutrono in prevalenza di gemme e di funghi e soltanto in minima parte di insetti.
Caratteristica comune di questi topi è quella di fare incetta di cibo, di qualsiasi genere, non appena questo diventa disponibile, sia che si tratti di nocciole che di ghiande o di vari tipi di bacche. Quando si trovano delle provviste di noccioline si pensa generalmente che sono gli scoiattoli ad averle nascoste, ed in parte a ragione, poiché gli scoiattoli tendono anch'essi a nascondere sottoterra noci e anche ghiande: tuttavia lo scoiattolo sotterra il cibo singolarmente, mentre solo raramente sotterra dei mucchi di provviste. Al contrario, i topi sono soliti sotterrare il cibo in uno o più gruppetti, tanto è vero che se si sparpagliano le noci ritrovate in un nascondiglio su di un'area grande quanto il territorio di una famiglia di questi roditori, i topini si affanneranno a raccoglierle nuovamente e a riammucchiarle in poche ore, anche in pieno giorno.


Riproduzione


La riproduzione ha inizio in marzo e prosegue fino ad ottobre, e anche durante l'inverno se questo è mite. Le punte massime però si hanno in luglio ed agosto. Dopo un periodo di gestazione di 25-26 giorni, la femmina partorisce fino a 6 piccoli, ciechi, che dopo 16 giorni sono già pronti per lasciare il nido e a 21 giorni sono svezzati. Succede così di vedere i piccoli, che hanno appena imparato a camminare, correre appresso alla madre, continuando a succhiarle il latte. È facile perciò vedere una femmina che cammina con due o tre piccoli appesi ai capezzoli, portandone anche uno in bocca, senza sembrare minimamente impacciata. Ogni femmina può avere cinque nidiate l'anno ed i piccoli cominciano a riprodursi quando hanno appena cinque mesi.


Predatori


Vari sono i mammiferi e gli uccelli che si nutrono di questi topi, da varie specie di civette e rapaci a donnole, ermellini, volpi ed altri carnivori di medie e piccole dimensioni; anche i corvidi  non disdegnano la loro carne.

  • topo selvatico
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  • Apodemus sylvaticus
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