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Erbacee

Euphorbia helioscopia

                         DENTE DI CANE

Il Dente di Cane (Erythronium dens-canis L., 1753) è una pianta erbacea bulbosa appartenente alla famiglia delle Liliaceae.

Sistematica

La famiglia delle Liliaceae è molto grande comprendendo oltre 4000 specie diffuse su tutta la Terra. Al genere Erythroniumappartengono circa una trentina di specie, una sola delle quali (quella di questa scheda) è presente spontaneamente sul territorio italiano e in Europa.
Secondo alcune tassonomie botaniche, questa pianta appartiene alla sottofamiglia delle Lilioideae e alla tribù delle Tulipeae.

Etimologia

Il nome generico fa riferimento al colore del fiore che normalmente è rosato (Erythros=rosso); mentre il nome specifico (dens-canis) ha una etimologia molto semplice: il bulbo a forma acuminata ricorda il dente di un cane. Sia il nome botanico che quello del genere venne definito nel periodo 1735-1753 da Carl von Linné(Rashult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi.
 

Morfologia

Si tratta di una pianta perenne e glabra. L'altezza varia da 10 a 20 cm. La forma biologica è geofita bulbosa (G bulb): ossia sono piante perenni erbacee che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in un organo sotterraneo chiamato bulbo, un organo di riserva dal quale, ogni anno, si dipartono radici e fusti aerei.

Radici

Le radici sono prodotte alla base del bulbo e sono del tipo fascicolato.

Fusto

Sono piante acauli (senza fusto – quello che sembra un fusto in realtà è il peduncolo dell'infiorescenza); possiedono solamente un bulbo sotterraneo di forma cilindrico-conica ad apice acuto e di colore bianco (dato dal rivestimento della tunica bulbifera). Dimensione del bulbo: larghezza 7 mm; lunghezza 30 mm.

Foglie

Questa pianta possiede due sole foglie radicali (o basali), picciolate a forma ovale-lanceolata e a disposizione opposta. Sono macchiate di verde chiaro su fondo rosso-bruno scuro (o viceversa a seconda della varietà). Non sono presenti le foglie cauline per cui il fiore è sempre ben messo in evidenza. La pagina superiore presenta 3 - 5 nervi. Dimensioni della lamina fogliare: larghezza 2 – 3 cm; lunghezza 4 – 7 cm.

Infiorescenza

L'infiorescenza è formata da un unico fiore portato alla sommità dello stelo (peduncolo) sottile, tondo e ricurvo, a consistenza cerosa, arrossato e glabro. I fiori quindi non sono inseriti direttamente sul bulbo come in altre Liliaceae tipo Colchicum. Il fiore è pendulo (o nutante), ma con i vari tepali del perigonio ripiegati all'infiori e all'insù (un po' come il ciclamino).

Fiore

La struttura del fiore è quella tipica delle Monocotiledoni, ossia sono fiori ermafroditi, attinomorfi, 5-ciclici (formati cioè da 5verticilli: 2 per il perigonio – 2 per l'androceo - 1 per il gineceo) e trimeri (sia il perigonio che l'androceo è formato da gruppi di tre elementi). I colori vanno dal violetto, al rosa, al bianco e alcune varietà presentano anche un profumo delicato. La lunghezza del fiore va da 15 a 50 mm.

Fioritura: da marzo a maggio (sfiorisce molto rapidamente, come rapidamente fiorisce).

Impollinazione: l'impollinazione è entomofila, ossia tramite insetti (farfalle e ditteri).

Frutti

Il frutto è del tipo a capsula posta al centro del perigonio che in fase di fruttificazione è in via di marcescenza (rimane solo lo stilo che è persistente). La forma è ovoidale a sezione trigona. La deiscenza è del tipo loculicida. I semi maturano da maggio a giugno.

Distribuzione e habitat

Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Sud Europeo – Sud Siberiano; in definitiva il tipo corologico può essere definito più ampiamente come Eurasiatico.

Diffusione: in Italia si trova al nord (e in parte al centro) ed è considerata specie rara. Sulle Alpi italiane è presente ovunque fuorché nelle provincie di Bolzano[senza fonte]. Fuori dalla penisola italiana si trova soprattutto nell'Europa orientale e meridionale, ma anche nel Caucaso, nella Siberia e nel Giappone. È presente inoltre sui seguenti rilievi europei: Pirenei, Massiccio Centrale, Massiccio del Giura, Carpazi, Alpi Dinariche e Monti Balcani.

Habitat: i suoi fiori solitari, sbocciano all'inizio della primavera, soprattutto nei prati delle Prealpi, in zone fredde ma riparate ai margini dei boschi di latifoglie (faggete, carpineti, leccete, betuleti e castagneti); ma anche negli arbusteti meso-termofili. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con valori neutri di pH e medi valori nutrizionali su terreno mediamente umido.

Diffusione altitudinale: questa pianta si può trovare fino a circa 600 m s.l.m. (raramente fino a 1500 m s.l.m.); quindi frequenta il piano collinare e quello montano.

 

 L' Euforbia calenzuola (nome scientifico Euphorbia helioscopia L., 1753) è una pianta erbacea e annuale, appartenente alla famiglia delle Euphorbiaceae. Etimologia L'etimologia del nome generico è controversa. Da un lato lo scrittore latino Plinio (Como, 23– Stabia, 79) c'informa che la parola ”Euphorbia” deriva da un medico, di nome appunto ”Euforbio”, cerusico di corte del re Giuba del regno della Mauritania; ma d'altra parte considerando la derivazione di questo vocabolo dal greco si viene a sapere che con ”Euphorbium” s'indicavano le piante (che ora noi conosciamo sotto il genere considerato) che producevano un succo latteo caustico e velenoso utilizzato nella medicina di allora[1]. In altri testi si cita un medico greco di nome “Euphorbus” che per primo usò questa pianta nella medicina. Ma anche ”Euphorbia” potrebbe derivare da ”Euphorbius” che è formato da due parole : ”eu” (= buono) e ”phorbe”, (= pascolo o da foraggio), il cui significato finale potrebbe essere "ben nutrito"[2]. Deve invece il suo nome specifico (helioscopia) da due parole greche ”helios” (= sole) e ”skopein” (= guardare) perché le sue infiorescenze si volgono sempre verso il sole (fatto da verificare) come i girasoli. Il binomio scientifico attualmente accettato (Euphorbia amygdaloides) è stato proposto da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753. In tedesco questa pianta si chiama: Sonnenwend-Wolfsmilch; in francese si chiama: Euphorbe réveille-matin; in inglese si chiama: Sun Spurge.

Morfologia

Descrizione delle parti della pianta Il portamento l'”Euforbia calenzuola” è alta circa 10 - 40 cm. Tutta la pianta è glabra. La forma biologica è terofita scaposa (T scap), ossia sono piante erbacee che differiscono dalle altre forme biologiche poiché, essendo annuali, superano la stagione avversa sotto forma di seme e sono munite di asse fiorale eretto con poche foglie. Radici La radice è di tipo fibroso (o fittone) e ramificata. Dimensione delle radici: diametro 3 -5 mm; lunghezza 7 – 10 cm. Fusto Il fusto è unico, cilindrico e ascendente (dei peli patenti possono essere presenti nella parte alta). Il colore è rossastro. Diametro del fusto: 3 – 7 mm. Foglie Le foglie sono semplici, hanno una forma obovata o obcuneata (a forma di cucchiaio), e sono seghettate finemente all'apice che è arrotondato. Lungo il fusto sono disposte in modo opposto ma anche spiralato. Dimensioni delle foglie inferiori: 6 – 12 mm; quelle superiori sono grandi il doppio: larghezza 0,5 – 1,5 cm; lunghezza 1 – 3,5 cm. Infiorescenza L'infiorescenza delle “euforbie” e quindi di questa pianta è diversa da quella delle altre Angiosperme e si chiama ciazio (= coppa da spumante), chiamata anche “pseudanzio”. Consiste in cinque brattee glabre verdastre e lisce, saldate a forma lievemente campanulata. La loro funzione è quella di protezione dei fiori interni: per questo motivo una tale struttura viene spesso chiamata involucro similmente all'involucro delle Asteraceae. Queste brattee è quello che rimane del perianzio dei fiori maschili. In quattro insenature, tra le dentellature delle cinque brattee, emergono in evidenza dei corpi ghiandolari (sono generalmente quattro – il quinto è mancante) a forma ovale; sono colorati di giallo scuro e contengono delle sostanze nettarifere per attirare gli insetti pronubi. All'interno della coppa trovano posto dei fiori maschili e femminili. In realtà i fiori maschili sono diversi (fino a 5 e più) ma ridotti al solo stame. Mentre la parte femminile è rappresentata da un unico fiore centrale con una forma simile ad un calice lungamente pedicellato fino ad essere incurvato durante la fruttificazione; anche questo fiore è ridotto, cioè privo degli altri verticilli fiorali (calice, corolla e androceo) rimanendo solo il gineceo. I ciazi sono disposti in ombrelle terminali, di tipo “pleiocasio” o “cima multipara” ossia a più di due raggi, in questo caso i raggi normalmente sono 5 (lunghi 2 – 4 cm) ognuno dei quali con ulteriori divisioni dicotome, ossia con due ciazi terminali (= infiorescenza “dicasiale”). Può essere presente anche una seconda divisione “dicasiale”. Alla base dell'ombrella sono presenti delle foglie (spesso in numero uguale ai raggi). Anche queste di forma obovata-oblunga con margini dentati. Mentre a protezione dei ciazi sono presenti due larghe brattee giallastre simili alle foglie superiori. Sono sessili e libere (non sono saldate alla base). Queste brattee sono obovata ed hanno il bordo dentellato come le foglie caulinari con apice arrotondato. Questa unione di fiori unisessuati può facilmente essere scambiata per un singolo fiore ermafrodita; in effetti questa disposizione in rapporto agli insetti impollinatori differisce molto poco dai normali fiori ermafroditi della altre Angiosperme. Dimensioni delle foglie dell'ombrella: larghezza 0,8 – 1,4; lunghezza 3 – 4 cm. Dimensione delle brattee triangolari alla base del ciazio: larghezza 15 mm; lunghezza 13 mm. Dimensione dell'involucro: 2 x 2,5 mm. Fiore I fiori sono unisessuali (solo parte maschile e parte femminile) e monoici, ridotti all'essenziale (sono presenti solo gli organi strettamente riproduttori – quindi il perianzio è assente). Diametro dei ciazi: 10 – 20 mm. • Androceo (o fiore maschile): gli stami sono brevemente pedicellati; la parte superiore di questo pedicello è il filamento staminale: in effetti una strozzatura divide il pedicello dal filamento staminale. In realtà questa struttura (il solo stame) è quello che rimane di un intero fiore. • Gineceo (o fiore femminile): il fiore femminile è formato da un ovario globoso supero (triloculare) a tre carpelli con ognuno uno stilo e stimma bifido (quindi per un totale di 6 semi-stimmi). Gli stili sono saldati nella parte basale.

Fioritura:

fiorisce da gennaio a settembre inoltrato (nelle isole del sud la fioritura è anticipata a dicembre). • Impollinazione: tramite insetti. Frutti Il frutto è una capsula “tricocca” a tre logge monosperme (a un solo seme) e quindi contenente in totale tre semi. La forma dei semi invece è ovoidale e “caruncolata” (con protuberanze). Queste protuberanze emergenti derivano direttamente dall' ovulo nel quale inizialmente erano delle escrescenze del tessuto della placenta utilizzate durante la fecondazione da parte del polline[4]. La disseminazione avviene per esplosione della capsula . La superficie delle capsula è liscia, mentre i semi sono irregolarmente rugosi. L'endosperma è abbondante e i cotiledoni sono grandi. Dimensione della capsula: 3 mm; dimensione dei semi: 2 mm. Distribuzione e habitat geoeoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Cosmopolita, o più precisamente Eurasiatico. 

Diffusione:

è comune su tutto il territorio. Anche sulle Alpi è presente ovunque. Sui rilievi e nelle pianure europee è altrettanto comune (escluse le Alpi Dinariche). È comune anche in Asia.

Habitat:

è considerata pianta infestante ed è comune nei campi coltivati (e incolti) ma anche nei giardini ed orti di città ed in tutti gli ambienti rurali. Il substrato preferito è sia calcareo che calcareo-siliceo con pH neutro, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.

Diffusione altitudinale:

sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1200 m s.l.m. (massimo 1800 m s.l.m.); frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare, montano e in parte quello subalpino.

Fitosociologia

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale: Formazione : delle comunità terofiche pioniere nitrofile Classe : Stellarietea mediae Ordine : Papaveretalia rhoeadis Sistematica La famiglia di appartenenza dell'“Euforbia calenzuola” (Euphorbiaceae) è un gruppo vegetale abbastanza numerosa, organizzato in 303 generi per un totale di circa 6700 specie. Il genere di appartenenza (Euphorbia) è molto numeroso e comprende circa 2100 specie, diffuse soprattutto nelle regioni tropicali e subtropicali dell'Africa e dell'America, ma anche nelle zone temperate di tutto il mondo. Una ottantina di queste specie sono proprie della flora italiana. Il genere delle "Euphorbie" essendo molto numeroso viene suddiviso in diversi sottogeneri. La pianta di questa scheda appartiene al sottogenere Anisophyllum, caratterizzato dall'avere le appendici dell'involucro a coppa di tipo petaloideo ossia colorate come i petali e capaci di secernere del nettare.

Variabilità

Questa specie è polimorfa (si presenta in diverse forme) nei seguenti caratteri : 

Portamento :normalmente è eretto, ma a volte può essere prostrato; 

altezza : si possono avere forme nane; • fusto : l'arrossamento può essere più o meno evidente;

 foglie e brattee: spesso acquistano un colore giallo chiaro; • capsule: a maturazione a volte arrossiscono lateralmente.

  • Euphorbia celioscopia
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  • erba calenzuola
  • euforbia calenzuola
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  • Euphorbia celioscopia
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  • fiori verdi di euforbia

Anemone nemorosa

L’anemone dei boschi (Anemone nemorosa L.), della famiglia delle Ranunculaceae, è una piccola pianta (non più alta di 30 cm) erbacea e perenne, in generale priva di peli (glabra) a fusto unifloro ed eretto. È tra le prime fioriture della Primavera (o fine Inverno) dei nostri prati. Spesso nasce nel tardo Inverno per cui entra in fioritura nelle prime giornate tiepide appena la neve scompare evitando così che le prime foglie degli alberi oscurino eccessivamente il suolo. Nel robinieto (rubinera) della Valle di Virle ogni anno si assiste ad una fioritura eccezionale, da non perdere. Al calare del giorno o quando inizia la pioggia l’Anemone inclina i suoi fiori verso terra, mentre i petali esterni si avvicinano a forma di cupola per proteggere gli stami e i pistilli preziosi per la propagazione della specie.
Etimologia
Il nome del genere attribuito a Teofrasto significa fiore del vento per le fragili corolle variamente colorate che si agitano al minimo spirare del vento. Infatti in greco anemos = vento. E’ Ateneo che c’informa inoltre che Teofrasto conosceva tre diverse specie di Anemoni (il montano che fiorisce alla fine della Primavera, il pratese che fiorisce in Estate e il sativo i cui fiori si trovano dalla fine dell’Inverno a tutta la Primavera). Altre citazioni antiche di questo fiore abbiamo da Cratino (che menziona soprattutto la specie sativa); da Dioscoride (che ricorda due specie: silvestre e ortense); e anche Plinio (che usa il nome Anemone sativo). Altri testi (per spiegare l'origine del nome del genere) menzionano la parola latina anima = soffio vitale, per la breve vita dei sui fiori. Altri ancora fanno derivare il nome del genere dal fiume Anemo che scorre presso Ravenna, dove si dice che per la prima volta gli antichi avrebbero scoperto questo fiore. Ma ci sono anche interpretazioni mitologiche: per i greci Anemone era la sposa di Zefiro (vento caldo dell’ovest che favoriva la nascita dei fiori e dei frutti).
Il nome della specie invece deriva dal latino nemus = del bosco con evidente riferimento al suo habitat boschivo.
Morfologia
La forma biologica del nostro fiore viene definita come geofita rizomatosa: si tratta quindi di una pianta il cui fusto sotterraneo ogni anno produce nuove radici e nuovi fusti secondari.
Radici
Da rizoma con moltissime radichette secondarie carnose e radicate molto profondamente nel substrato.
Fusto
La parte ipogea (sotterranea) consiste in un rizoma ad andamento orizzontale dal colore giallo-bruno. La parte epigea (fuori terra) è eretta ma esile.
Foglie

Le foglie basali o radicali (assenti al momento della fioritura) presentano un picciolo eretto e una lamina fogliare divisa profondamente in 3 lobi lanceolati.
Le foglie cauline si sviluppano in verticilli con un evidente picciolo (da 1 cm). Sono in numero di 2 o 3 e si trovano all’altezza del terzo apicale del fusto detto anche terzo superiore del fusto. La forma della foglia è tripartita con profondi segmenti, a loro volta 2-5 partiti e dentati in modo grossolano. Quest’ultimo tipo di foglia presenta dei peli chiari quasi argentei senza gemme ascellari.


Fiori

Ogni fusto presenta un solo fiore ermafrodito largo da 2 a 5 cm. Il peduncolo (lungo 2 - 3 cm) del fiore è lievemente peloso. I sepali petaloidei del calice corollino normalmente in numero di 6 (ma possono arrivare fino a 8 - 12) sono bianchi, raramente rosati o blu-pallido e di forma ellittica. La parte inferiore del petalo presenta delle striature quasi violette. Le antere degli stami (molto numerosi) sono gialli. Per questo fiore si parla di poliandria primaria, ossia una struttura primitiva (dal punto di vista evolutivo) caratterizzata da numerosi stami in disposizione spiralata. Altrettanto numerosi sono i pistilli che poi si trasformano in frutti.
Impollinazione tramite api e mosche.
La fioritura va da febbraio a maggio.
Frutti
I frutti sono acheni tormentosi numerosi e piccoli di forma subglobosa (quasi sferica), fittamente pelosi e lievemente rostrati (hanno un piccolo becco).


 

  • tappeto di anemini dei boschi
  • anemone nemorosa
  • anemone nemorosa
  • anemone nemorosa
  • Anemone nemorosa
  • Anemone dei boschi
  • Anemone nemorosa
  • Anemone nemorosa chiusa dopo la pioggia
  • Anemone nemorosa

Tussilago farfara

La Tossilaggine comune (nome scientifico Tussilago farfara L., 1753) è una pianta erbacea, perenne, dai fiori gialli simili alle “margherite”, appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Sistematica


La famiglia di appartenenza della “Tossilaggine comune” (Asteraceae) è la più numerosa nel mondo vegetale, organizzata in 1530 generi per un totale di circa 22.750 specie. Nelle classificazioni più vecchie la famiglia delle Asteraceae viene chiamata anche Compositae.
Il genere di appartenenza (Tussilago) comprende poche specie, diffuse quasi unicamente nelle regioni temperate dell'emisfero boreale delle quali una sola è propria della flora italiana.
All'interno della famiglia delle Asteraceae le “Tossilaggini” fanno parte della sottofamiglia delle Tubiflore; sottofamiglia caratterizzata dall'avere capolini con fiori ligulati alla periferia e fiori tubulosi al centro, squame dell'involucro ben sviluppate e tutte più o meno di uguale lunghezza e frutti con pappo biancastro e morbido.


Etimologia


Il nome generico (Tussilago) deriva dall'uso molto antico di questa pianta nel campo della medicina popolare: tussis ed agere (= “tosse” e “fare” o “togliere”), quindi traducendo liberamente “far togliere la tosse”. I primi riferimenti si trovano già negli scritti dello scrittore e naturalista latino Gaio Plinio Secondo, conosciuto come Plinio il Vecchio                                                                        . Il nome specifico (farfara) è ripreso dal nome antico in latino che questa pianta aveva presso i romani: farfarum. Questo termine potrebbe derivare da farfer (= portatore di farina) e probabilmente si riferisce al tomento bianco della pianta.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Tussilago farfara) è stato proposto da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 –Uppsala, 10 gennaio 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.
In lingua tedesca questa pianta si chiama Hauflattich; in francese si chiama Tussilage farfara o anche Pas d'âne; in inglese si chiama Colt's-foot.


Morfologia

L'aspetto di queste piante è erbaceo un po' cespitoso. L'altezza della pianta varia da 10 a 30 cm (minimo 5 cm). La forma biologica della specie è geofita rizomatosa; ossia sono piante perenni erbacee che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei chiamati rizomi, un fusto sotterraneo dal quale, ogni anno, si dipartono radici e fusti aerei (riproduzione vegetativa); altrimenti queste piante si possono riprodurre anche a mezzo seme.

Radici


Le radici sono secondarie da rizoma.


Fusto


Parte ipogea: la parte sotterranea consiste in un rizoma strisciante, carnoso e assai profondo, ma fragile. Questa parte del fusto è anche stolonifera e può raggiungere lunghezze anche considerevoli (alcuni testi riportano lunghezze di 2 metri).
Parte epigea: gli steli aerei sono bianchi, non ramificati e ricoperti da fogliette squamose, sempre più rade verso l'apice, e di colore rossiccio. Sia il fusto che le foglie sono ricoperti da un tomento bianco quasi ragnateloso. Dimensione degli steli: 10 – 25 cm. Diametro del rizoma: 1 cm.


Foglie


Foglie basali: le foglie radicali, a disposizione spiralata, sono molto grandi, rotondeggianti (a forma cordata, o ovale o più o meno esagonale) e lungamente picciolate. Il bordo è angoloso e dentato, mentre la superficie è verde e glabra di sopra e bianco cotonosa di sotto. Queste foglie compaiono solo dopo la fioritura, anzi a fiori appassiti. Dimensione delle foglie basali: picciolo lungo 4 – 7 cm; larghezza della lamina 5 – 7 cm; l'insenatura della base (che è cuoriforme) a volte è profonda fino a 1 cm; in estate inoltrata poi crescono ulteriormente fino a 2 - 3 volte le dimensioni iniziali.
Foglie cauline: le foglie del caule sono abbraccianti, di tipo squamoso e a forma lanceolata; il colore è arrossato. Dimensione delle foglie cauline: larghezza 5 – 8 mm; lunghezza 15 – 20 mm.
      Le foglie sono ricche di mucillagine e olio essenziale.


Infiorescenza


L'infiorescenza è formata da diversi capolini lungamente peduncolati. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae : un peduncolo sorregge un involucro più o meno cilindrico composto da più squame lineari (una ventina circa) e tutte uguali, disposte in un'unica serie (a volte è presente una seconda serie basale con poche squame), che fanno da protezione al ricettacolo nudo (senza pagliette) sul quale s'inseriscono due tipi di fiori: circa 200-300 fiori femminili, quelli esterni ligulati disposti su più serie, e una quarantina di fiori ermafroditi (ma con stilo sterile e quindi fondamentalmente maschili), quelli interni tubulosi. Il portamento dei singoli capolini è particolare: è inclinato verso terra prima della fioritura, si raddrizzano all'antesi per poi ripiegarsi alla fruttificazione. Dimensione delle squame involucrali: larghezza 1,5 mm; lunghezza 15 mm. Diametro dell'involucro 10 – 15 mm.


Fiore


I fiori sono zigomorfi, tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calice – corolla – androceo – gineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Il colore dei fiori è giallo vivo tendente all'arancio (soprattutto i fiori del disco centrale). Diametro dei capolini: 2 – 3 cm.
Calice: i sepali sono ridotti ad una coroncina di squame.
Corolla: i fiori periferici (ligulati) alla base hanno la corolla tubulosa, ma poi terminano con una struttura nastriforme (ligula) piuttosto stretta; la disposizione di questi fiori è raggiante e sporgono ben oltre l'involucro sottostante. Quelli del disco centrale (i fiori tubulosi) hanno delle corolle tubulari a 4-5 denti. Dimensione dei fiori ligulati: 12 – 18 mm.
Androceo: gli stami sono 5 con dei filamenti liberi; le antere invece sono saldate fra di loro e formano un manicotto che circonda lo stilo. Le antere alla base sono ottuse.
Gineceo: lo stilo è unico con uno stimma filiforme, pubescente e profondamente bifido; l'ovario è infero e uniloculare formato da due carpelli concrescenti e contenente un solo ovulo.
Fioritura: tra febbraio e aprile (al sud la fioritura può essere anticipata di un mese; mentre a quote più alte può protrarsi fino a maggio inoltrato).
Impollinazione: impollinazione tramite api e mosche.


Frutti


I frutti sono degli acheni cilindrici (o sub-cilindrici) terminanti con un pappo setoso e biancastro. Per ogni pianta si formano da 60 a 100 pappi. Dimensione degli acheni: 3 – 5 mm. Lunghezza dei pappi: 8 – 12 mm.


Distribuzione e habitat


Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Paleotemperato o anche Eurasiatico.
Diffusione: la diffusione di questa pianta sul territorio italiano è totale ed è comune. In Europa e in Asia è altrettanto comune. Si trova anche in Africa settentrionale e nell'America del nord (lungo le due coste, introdotta e quindi naturalizzata dall'Europa probabilmente nel periodo coloniale).
Habitat: l'habitat tipico di questa specie sono luoghi umidi e sottoboschi in terreni a natura argillosa (suolo pesante); ma anche campi coltivati, ambienti ruderali, vicinanze dei corsi d'acqua, ghiaioni e pietraie. Dopo la fioritura con le grandi foglie tende a ricoprire vaste aree di terreno, risultando quindi semi-infestante e di difficile estirpazione a causa del profondo rizoma. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH basico e medi valori nutrizionali del terreno che può essere mediamente umido.
Diffusione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 2400 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare, montano e subalpino.


Usi


Farmacia
Sostanze presenti: olio etereo (amarognolo), glucoside (tussilagina), mucillaggini, tannini (fino al 17%), inulina (fino al 17%), sali minerali (nitrato potassico, ferro e zinco) fino al 3% (delle ceneri), acido malico, peptina, acido gallico e acetico.
Proprietà curative: la Farfara è una delle piante più conosciute in erboristeria, ma viene usata anche in farmacologia contro la tosse e l'asma (bechica-azione calmante della tosse ed espettorante-favorisce l'espulsione delle secrezioni bronchiali). Altre proprietà sono: antinfiammatorie (attenua uno stato infiammatorio), decongestionanti (diminuisce l'apporto sanguigno in una data parte del corpo), sedative bronchiali, antinevralgiche (calma le infiammazioni di derivazioni nervosa) ed emollienti (risolve uno stato infiammatorio). La radice invece è usata come diaforetico (agevola la traspirazione cutanea).
Parti usate: i fiori raccolti senza gambo prima della completa fioritura con i quali (una volta essiccati) si preparano tisane e infusi. Le foglie invece si raccolgono in estate e senza gambo. In alcune regioni italiane viene regolamentata la massima quantità di raccolta di questi fiori.


Effetti avversi


Gli alcaloidi pirrolizidinici presenti nella pianta possono provocare cirrosi epatica ed epatocarcinoma, mentre i lattoni sesquiterpenici reazioni allergiche.


Cucina


Le giovani parti della pianta possono essere usate crude come insalata o cotte come contorno. La presenza di alcuni alcaloidi però ne consiglia un uso moderato.


Altri usi


Alcune parti di questa pianta (come ad esempio i fiori) vengono usate nelle misture del tabacco da pipa per il loro profumo di liquirizia. Durante le guerre, a causa delle ridotte importazioni di tabacco, si usavano le foglie per fare tabacco da sigaretta.
L'industria da alcune parti di questa pianta ricava stoppa e olio.
È una pianta visitata dalle api.

  • Tussilago farfara
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  • semi di farfara
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