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PREISTORIA DEL TERRITORIO DI REZZATO

Il territorio pedemontano di Rezzato con le rupi di roccia compatta, le grotte e le fonti d’acqua, le vallecole e i pianori tra le colline, a favorito da tempi antichi il transito e l’insediamento di molteplici forme di vita  e di diversi gruppi umani preistorici. Le prove di queste frequentazioni vennero raccolte e ben studiate a partire dalla metà del secolo scorso: di fatto fu possibile comporre un primo quadro preistorico del territorio che, seppure frammentario, riveste una notevole importanza nel panorama preistorico della regione. In questi luoghi, infatti, vennero rinvenuti i primi reperti Neolitici del territorio bresciano e riemerse un utensile in pietra (allora il più antico della provincia) riferibile a un momento del periodo di clima temperato, posto tra le due ultime glaciazioni, oltre 120.000 anni fa. Tutti gli importanti reperti archeologici di Rezzato sono principalmente custoditi, e in parte osservabili, nel Museo di Storia Naturale di Brescia e nel Museo di Gavardo. Queste aree preistoriche sono protette da tutela come:“Area di interesse archeologico”e due siti preistorici sono stati interessati da scavi tecnici:                                   

                                CA DEI GRII

PALEOLITICO inferiore/medio (da circa 240.000 a 116.000 anni fa’)

La cavernetta “Ca’dei Grii”, (66/Lo) del catasto grotte lombardo, si apriva lungo il versante meridionale del monte Regogna, Comune di Rezzato,  nel tratto denominato “Mont dei Grii”a m 230 s.l.m.. La cavità aveva una lunghezza di circa 9 metri, una larghezza massima di m 3.50 e la volta, alta nel punto massimo  6 metri, era fessurata a circa 4 metri dopo l’ingresso, sulla sinistra, il che permetteva l’entrata della luce e l’areazione. Addossate alla parete di nord/est vi erano vistose tracce di un focolare. L’entrata della grotta era piuttosto angusta, rivolta a sud/est, nascosta da alcuni macigni di crollo e da un terrapieno, essa si affacciava su una vallecola coltivata a vigneto. Prima della sua distruzione avvenuta nel maggio del 1969 a causa dell’estrazione del carbonato di calcio,  fu in un primo momento(1954-1956) oggetto di ricerche da parte del Gruppo Grotte Brescia (C. Allegretti) e in seguito a partire dal 1965 dal Museo Civico di Storia Naturale di Brescia (P. Biagi-G. Marchello). In quell’anno venne aperta una trincea trasversale e apparve subito chiaro il notevole rimaneggiamento dei depositi preistorici, probabilmente avvenuto in età Romana. Successivamente, in epoca storica recente, la cavità fu riabitata per un periodo da un nucleo famigliare (Gatti) che vi trovò rifugio durante il secondo conflitto mondiale.

I reperto preistorico più antico, proviene dalle argille rosse pleistoceniche di fondo dello scavo(oltre m.2,50), che comunque non raggiunse la roccia di base della grotta: li venne raccolto un raschiatoio laterale in selce opaca, color rosso scuro, su scheggia ottenuta mediante  tecnica clactoniana, da assegnare a un momento del Paleolitico inferiore/medio (M.Cremaschi-1980:39), unitamente a un dente di “Hyaena Speleus”( jena ) e ad altri resti faunistici.  La scheggiatura del modo “Clactoniano”  è ben attestata nel nord europeo, dove ha avuto origine circa 500.000 anni fa e si è sviluppata e protratta in varie aree del continente. Essa si effettua brandendo una pietra, da cui si vuol ricavare una scheggia tagliente e la si percuote, con un colpo preciso, su di un sasso o un legno duro, a terra. Viene detta anche “tecnica a Incudine” e si caratterizza per il piano di percussione della scheggia, ampio e inclinato, e per gli incavi, detti appunto clactoniani.

NEOLITICO medio e superiore (3.800-3000ac.)  

Nel Neolitico/medio, la “Ca’ dei Grii” venne abitata in modo stabile da un gruppo portatore del “Vaso a Bocca Quadrata, che per un millennio si affermo’ nell’Italia settentrionale. Vasellami, caratteristici di questa tradizione culturale, sono stati infatti rinvenuti in abbondanza nella cavità: essi ci riportano a un loro primo insediamento di una certa importanza, questo a partire dalla prima metà del terzo millennio a.c., e ad un loro secondo insediamento, più breve, circa duecento anni più tardi. Del primo periodo, i vasi di impasto grossolano a forma di situla, sono decorati con motivi lineari incisi, del secondo momento, spiccano motivi a zig-zag impressi.  Alcuni frammenti ceramici sono attribuibili al gruppo di “Quinzano Veronese” ed un frammento di tazza globosa, con decorazione a solcature appaiate, è tipica della cultura di “Fiorano” (MO). Altre “parentele” più strette si possono tessere con con la capanna del “Roccolino Schiave” a Gavardo e con le stazioni preistoriche dei gruppi di “Villa Ferro” e di “Fimon” (monti Berici). Raffronti, si hanno principalmente  con la caverna delle “Arene Candide” nel finalese ligure e con le stazioni piemontesi del Neolitico/medio.  Alcuni importanti frammenti a bocca quadrata, decorati con motivi mandriformI incisi sull’impasto essicato e presenti solo nella singolare stazione del “Pescale” in Emilia, attestano l’insediamento nella “Ca’deiGrii” anche a un momento più tardo del Neolitico/superiore. L’industria su selce scheggiata proviene dal deposito sovrastante le argille rosse pleistoceniche, essa comprende 319 manufatti di cui 103 strumenti: 59 lame e lamelle, 7 grattatoi frontali e uno carenato, punte di freccia con ritocco piatto e coprente, una bella punta a dorso totale con cran d’inmanicatura opposto, perforatori su lama, bulini(scalpelli) di cui uno tipico di “Ripabianca” nel marchigiano, sono presenti anche alcune asce levigate in pietra verde di serpentino e altri importanti reperti. All’inizio del VI millennio dal presente, il mosaico di popoli che aveva caratterizzato il primo Neolitico padano-alpino viene sostituito quasi ovunque da un gruppo di genti fortemente omogeneo, denominato in base al tipico vaso a imboccatura quadrata. Gli elementi formativi di questa cultura sono riconoscibili solo in Liguria, dove i primi vasi a bocca quadrata sono decorati con motivi graffiti già presenti nelle manifestazioni locali della Ceramica Impressa. Portatori di nuovi sviluppi organizzativi legati a una prima economia pastorale, essi si insediarono principalmente in territori scarsamente abitati, in cui i pochi gruppi locali vivevano ancora di caccia e raccolta. In base alla decorazione delle ceramiche sono state  riconosciute tre componenti principali: lo “stile geometrico-lineare”(prima metà del IV millennio a.c.), lo “stile  meandro –spiralico”(metà del IV millennio a.c.), lo “stile inciso-impresso”(seconda metà del IV millennio a.c.. Questi primi pastori seminomadi veneravano la Dea Madre, associata a motivi della natura, alla vita, alla morte e alla rinascita, essi sono stati fra i primi fautori di accumulo di beni come greggi e armenti e innescarono l’emergere interno di gerarchie più complesse e personaggi di spicco tipo Granduomo o Re tribale.

ENEOLITICO o ETA’ del RAME ( 3000 / 1900 ac )

L’impiego della cavernetta come cavità sepolcrale verso la fine dell’ ETA’del RAME, da parte di gente portatori del “Vaso Campaniforme”, è forse l’aspetto più spettacolare riconosciuto a questo sito archeologico. Gli scavi degli anni sessanta ( P.Biagi-G.Marchello) hanno infatti dimostrato che la “Ca’dei Grii” era stata impiegata per la sepoltura collettiva di almeno quindici individui:  7 femmine, 5 maschi e 3 fanciulli, intorno al 3900+/-60 dal presente(bln-3753), com’è stato dimostrato da una datazione eseguita su di un campione di frammenti ossei umani. Nonostante gli inumati fossero stati raccolti in posizione caotica e frammentaria (mancavano alcuni crani e quasi tutte le ossa lunghe) i resti sono stati ben studiati e ricomposti(C.Corrain-M.Capitanio). Un cranio femminile presentava tre incisioni, di cui una profonda, eseguite con una lama di selce. Tra le ossa giacevano frammenti di vasi campaniformi e non tutti hanno potuto esser ben studiati: di qui le difficoltà a inquadrare due tipi di vasi che, al momento, non hanno eguali in Italia. Bellissime sono le punte di freccia peduncolate in selce, ottenute con ritocco piatto bifacciale, oltre che a un bel pugnale sempre in selce. Sono chiari i parallelismi tracciabili con le necropoli a inumazione situate nei pressi del confine delle province di Brescia, Mantova e Cremona, con la necropoli di Remedello in primis. Nella seconda metà dell’Eneolitico inizia a definirsi questo elemento originale, che rappresenta uno dei più grandi enigmi della preistoria europea: il vaso o bicchiere campaniforme. Diffuso in ambienti tra loro diversi, dal Portogallo alla Russia, dalla Germania al Marocco, è un recipiente a forma di campana rovesciata di accurata fattura, decorato a fasce orizzontali impresse sulla superficie ancora cruda, per mezzo di cordicelle, pettini o conchiglie. A un primo esame esso lascia intravedere un primo grande fenomeno di unificazione culturale del continente ma rivela invece la presenza di diverse tradizioni regionali all’interno di questo fenomeno culturale. La distribuzione di questo recipiente è assai più frequente lungo le coste e lungo i grandi fiumi così pure in snodi di grande transito e le tracce di malto rilevate in alcuni di questi vasi, ci fanno ipotizzare un nascente consumo di primitive birre. Ben armati di splendidi pugnali in selce e archi, queste genti erano probabilmente dedite a commerci di vari materiali e praticavano agricoltura e allevamento  solo per lo stretto necessario.

 

 

ETA’ DEL BRONZO recente/finale (1300 a 1100 ac.)

Nella cavità presenti alcuni frammenti di vasi troncoconici ed emisferici dell’Età del Bronzo, tipici dei gruppi palafitticoli della”Polada”nell’area benacense. Venne ritrovato, intatto, un focolare in concotto di età Romana-tardoimperiale , di forma circolare e del diametro di 90 cm. Si rinvennero pure alcuni frammenti di ceramica tardo-romana e medioevale, così pure una moneta della Repubblica Veneta.

   

 

ENTITA’ FAUNISTICHE RISCONTRATE ( F.Agosti )

Livello Pleistocenico:

Hyaena spelea           Cervus elaphus

Cervus doma              Aves

Sus scropha                Marmota marmota

Livello olocenico:

Ursus arctos               Capreolus capreolus

Felix silvestris             Bos taurus

Cervus elaphus           Ovis aries

Amphibia Anura         Martes martes

Capra hircus               Mustela putorius

 

MONTE PELADOLO

ETA’ DEL BRONZO media/recente/finale (1650/1300/1100 ac)

Fin dal 1881, a più riprese,sul Peladolo vennero ritrovati resti di un abitato, la cui cronologia spazia dal Bronzo Medio e Recente, alla prima Età del Ferro. Durante gli anni sessanta del secolo scorso, i cavatori che operavano sul luogo, misero in luce quello che fu descritto in seguito come “fondo di capanna”(L.Fasani-L.Salzani), nei cui pressi furono rinvenuti, dagli stessi cavatori, i resti frammentari del cranio di un bambino, dell’apparente età di cinque anni(M.Capitanio). Vari frammenti vascolari caratterizzano questo sito: ciotole troncoconiche con orlo rientrante, ciotole lenticolari con la tipica decorazione a costolature oblique sulla carena, olle ovoidali, grandi vasi biconici, dolii, ciotole emisferiche e piatti. Presenti numerosi accessori di telaio per tessere filati come rocchetti, fusarole e pesi in terracotta. Di grande interesse per la sua unicità è una grande ascia in bronzo con alette per l’inmanicatura, recante un marchio di appartenenza. Ancora in bronzo uno spillone ferma-capelli con “testa a sugello”.  Il ritrovamento di questo importante complesso, che gli autori, hanno riferito alla Cultura Protovillanoviana fiorita in parte nell’Italia settentrionale fra XI e IX secolo avanti Cristo, viene a colmare un vuoto conoscitivo nella preistoria recente della zona. Conseguentemente a queste importanti scoperte, venne effettuata nel 1968,  una breve campagna di scavo(P.Biagi) lungo la strada che conduce alla sommità del colle, operazione finanziata dal comune di Brescia. Venne portata in luce un importante sequenza stratigrafica, in cui si riconoscevano chiaramente due evidenti livelli archeologici, poggianti sul terreno sterile argilloso di base. Lo strato archeologico più in basso, riguardava una struttura probabilmente abitativa, contenente reperti attribuibili all’età del Bronzo Recente. Al di sopra di questo, si trovava un livello di pietre disposte regolarmente, sopra  le quali un orizzonte archeologico più recente, restituiva materiali dell’età del Bronzo Finale. La più antica delle due fasi, a restituito elementi vascolari molto interessanti, fra cui ciotole fornite di ansa lunata, decorate all’interno con motivi solcati a croce ed altri recipienti particolari. Presenti una fibula ad arco ferma-abiti e un piccolo scalpello, entrambi in bronzo. Parte di questi reperti, ci riportano all’ambiente culturale benacense delle palafitte e agli abitati terramaricoli della val Padana centrale. Molti i resti faunistici, che indicano  chiaramente un’economia di sussistenza basata su allevamento e pastorizia e con presenza molto limitata di attività di caccia al cervo e al capriolo.

 

RACCOLTE OCCASIONALI

Nell’anno 2008 durante un’escursione panoramica è stato raccolto un bel “ raschiatoio déjétés ”(da lancio) , su scheggia levallois, in selce della Lessinia: è uno strumento in pietra ricavato da una scheggia non più tozza e pesante ma sottile e leggera, che presenta due lame che convergono a formare una specie di punta triangolare  ben affilata, utilizzato sia ad armare una lancia oppure  come strumento manuale per raschiare il retro delle pelli da indossare o anche per scortecciare rami o altro: l’utensile si presenta con caratteristiche tecniche ben attestate al modo “Musteriano”  tipico dell’Homo Neanderthalensis, con presente un lieve influsso tecnico più moderno tipo “Aurigraziano” H.Sapiens-Sapiens, è un’utensile attribuibile al momento di convivenza delle due specie umane, avvenuto tra i 42.000 e i 33.000 anni fa, PALEOLITICO Medio/Superiore.  La tecnica di  scheggiatura levallois è presente in modo sporadico sul finire del Paleolitico Inferiore e si afferma in modo marcato nel Paleolitico Medio, con ulteriori sviluppi tecnici in quello Superiore. Essa si effettua preparando con cura i piani di percussione e la forma della pietra da scheggiare,  dalla quale sarà così possibile ottenere schegge di forma prestabilita. Sono stati raccolti  anche piccoli utensili in pietra riferibili al periodo postglaciale e ciotoli basaltici con evidenti segni di manipolazione e usura. Il territorio comunale è stato partecipe di antichissime realtà, queste importanti prove del passato riemergono all’incalzare dell’intensa attività umana di oggi e sta’ anche a noi raccoglierle e interpretarle al meglio delle capacità scientifiche odierne. Camminando sui nostri antichi sentieri, passeggiando in questo territorio, ci può capitare di scorgere e riconoscere un antico utensile in pietra o un coccetto di vaso strano o qualche dente od osso dall’aspetto arcaico: contattando l’associazione”Naturalmente” di Rezzato  è possibile verificare nell’immediato se l’oggetto raccolto sia un reperto archeologico o altro .   

 Naturalmente - Renato Ciuffardi                                                                     

Ca dei Grii

Monte Peladolo